MILANO – Il Milan non sa più segnare. Per trovare l’ultimo gol firmato da un attaccante bisogna tornare a 41 giorni fa, il sigillo di Leao con la Cremonese a tempo scaduto. Contro l’Udinese nel primo tempo non sono arrivati tiri nello specchio della porta, nella ripresa il portiere Okoye ha dovuto fare solo una parata, quella peraltro spettacolare sulla conclusione di Saelemaekers. Una settimana prima, al Maradona con il Napoli, il copione è stato simile con Milinkovic praticamente mai impegnato. Non è, insomma, una questione di moduli tra 3-5-2 e 4-3-3: Il Diavolo si è fermato.
Nel girone di ritorno 1.15 gol a partita
Nelle 13 partite finora giocate nel girone di ritorno i gol complessivi sono stati 15, media di 1.15 a gara, contro l’1.68 dell’andata. Ne risente anche la media punti, passata da 2.21 a1.61. Un rendimento da metà classifica. “Per quattro volte nel girone di ritorno non abbiamo segnato. In questi casi se ti va bene pareggi 0-0”, ha detto Allegri in conferenza stampa.
I numeri degli attaccanti, a secco da 41 giorni
Gli attaccanti sono a secco da più di un mese: Leao non segna da Cremona (primo marzo), Nkunku da Bologna (3 febbraio), Füllkrug da 83 giorni, la partita a San Siro con il Lecce (18 gennaio, il suo unico gol in rossonero), Pulisic da 104 giorni, in casa con il Verona (28 dicembre). L’involuzione di Capitan America è uno dei temi sul tavolo: non ha mai fatto gol nel 2026 quando siamo ormai ad aprile inoltrato, lui ne aveva fatti 8 che nelle prime 17 gare del campionato. Discorso diverso per Gimenez, appena tornato dopo un lungo stop dovuto all’intervento alla caviglia: il messicano, in panchina con l’Udinese, non fa gol da 337 giorni, quasi un anno fa, il 9 maggio 2025 contro il Bologna.
Il cambio di modulo non ha inciso
“Non si discute il valore assoluto dei giocatori, ma il loro momento di forma. Leao ha fatto una buona partita, avendo più occasioni da punta che da esterno, Pulisic ha avuto un paio di opportunità, Gimenez è rientrato da poco”, li ha giustificati ieri Allegri. In realtà anche lui sta cercando la formula giusta per rimettere in carreggiata le sue punte. A Napoli hanno giocato Füllkrug e Nkunku dal 1’, con l’Udinese a cambiare sono stati modulo (dal 3-5-2 al 4-3-3) e interpreti, con Pulisic e Leao titolari insieme a Saelemaekers. I risultati sono stati ugualmente deludenti. Ma allora perché il sistema si è inceppato?
Perché l’attacco del Milan si è inceppato
San Siro ieri se l’è presa con Rafa, fischiato durante la partita e soprattutto al momento dell’uscita dal campo: “Mi hanno deluso quei fischi. Dobbiamo aiutare Leao, supportarlo. È stato brutto”, ha detto Rabiot. Il 10 è diventato il bersaglio dei tifosi, ma va recuperato: resta il giocatore di maggior talento davanti, pur non nella sua versione migliore. “Dobbiamo lavorare sui nostri limiti, devono diventare i nostri punti di forza – ha aggiunto Allegri – Non eravamo fenomeni prima, non siamo brocchi ora. Bisogna fare le cose in totale semplicità, non essere frenetici nel voler far gol”.
Il calo fisico
Questo è evidentemente uno dei motivi che spiegano le difficoltà dell’attacco rossonero: troppa elettricità, la percezione di voler risolvere rapidamente le situazioni che si creano lì davanti. Poi il calo fisico dei singoli: nessuno attaccante in questo momento è brillante, e anzi Leao e Pulisic lo sono stati raramente in stagione. E ancora: Rafa da centravanti fa fatica, è un ruolo in cui si è adattato ma non riesce ancora a esprimersi al meglio. Però chi la punta la fa di mestiere o non dà sufficienti garanzie (Füllkrug) o è in rodaggio dopo mesi complicati (Gimenez). Il Milan deve ritrovarsi: vincendo a Bergamo la Juventus si è portata a tre punti di distanza in classifica, il Como oggi battendo l’Inter potrebbe sistemarsi al quarto posto a due punti dal Diavolo. Vietati ulteriori passi falsi.
