Ci sono altri due arbitri indagati nell’inchiesta di Milano. E una domanda che rimane in sospeso: con chi avrebbe parlato Gianluca Rocchi a San Siro per «combinare» la scelta di arbitri «graditi all’Inter»? Da questo dipenderà non solo il destino di questo campionato o delle prossime stagioni ma anche il residuo di credibilità del calcio italiano.

Le designazioni e il misterioso interlocutore

Il capo degli arbitri di serie A e B che si è autosospeso sabato è indagato per frode sportiva per aver «pilotato» le designazioni di almeno due partite dei nerazzurri. Perché, per la procura milanese, «in concorso con più persone» il 2 aprile 2025 al Meazza avrebbe deciso di affidare all’arbitro Daniele Doveri, secondo la ricostruzione poco gradito alla dirigenza Inter, la direzione della semifinale di ritorno del 23 aprile successivo: così lo avrebbe “schermato”, evitando che dirigesse l’eventuale finale di Coppa Italia e le partite di campionato dei nerazzurri a cui il club teneva di più. Non solo: in quella stessa occasione avrebbe anche “combinato” la designazione dell’arbitro Andrea Colombo, invece apprezzato dall’Inter, per la partita di campionato a Bologna del 20 aprile. Ma chi sono queste «persone» con cui Rocchi avrebbe parlato allo stadio per fare la presunta combine?

Il legale di Rocchi: “Fatico a capire”

Quell’incontro a San Siro ha ancora i contorni del mistero. Dal club negano di essere coinvolti né di aver ricevuto convocazioni in procura. Il capo di imputazione a carico di Rocchi, che giovedì sarà interrogato dal pm Maurizio Ascione, non aiuta a svelare le carte dei magistrati. Lo assicura il suo avvocato, non nascondendo un certo fastidio: «Sono contestazioni che non si riescono a capire, perché si segnala un concorso di più persone, ma queste altre persone non vengono indicate. Io non ho mai visto che l’altro soggetto del presunto accordo nella frode sportiva non venga indicato» si sfoga il suo legale, Antonio D’Avirro.

La nomina di un designatore ad interim

Anche nell’avviso di garanzia a carico del numero 2 di Rocchi, Andrea Gervasoni — autosospesosi come il designatore e chiamato giovedì a presentarsi davanti al pm — non è svelata l’identità delle «persone» che avrebbero frodato lo sport in concorso con lui. Nel suo caso, la partita incriminata è Salernitana-Modena di B dell’8 marzo 2025, con rigore concesso dall’arbitro agli emiliani e poi revocato su invito del Var Luigi Nasca, anche lui indagato. L’avvocato di Gervasoni si mostra assai stranito: «È un invito a comparire al buio. Ad ogni modo, a lui si contesta di essere intervenuto su una partita di Serie B, quando era supervisore per la serie A» spiega il suo legale, Michele Ducci, aggiungendo che Gervasoni è «molto tranquillo e sereno». Oggi l’Associazione arbitri riunirà il Comitato nazionale per nominare un designatore ad interim per le ultime 4 giornate.

Gli altri indagati

Oltre a Rocchi e Gervasoni, nell’inchiesta milanese sono indagati anche Daniele Paterna — per falsa testimonianza — ma anche altri due arbitri. Sono Luigi Nasca, per Salernitana-Modena come detto ma anche per Inter-Verona del 6 gennaio 2024 e la sospetta gomitata del nerazzurro Alessandro Bastoni che ha deciso di non sanzionare. Con lui, quel giorno al Var c’era come assistente Rodolfo Di Vuolo, convocato nei mesi scorsi in procura. A mettere nel mirino la conduzione sospetta del match Inter-Verona fu l’esposto di un tifoso veronese e avvocato, Michele Croce, il 7 gennaio 2024. L’avvocato di Di Vuolo, Simone Ciro Giordano, conferma che un fascicolo fu aperto a Milano «due anni fa» dopo la denuncia di Croce «poi non abbiamo saputo più nulla e credo vada verso l’archiviazione, non c’è nulla di fondato». Il caso può offrire la sponda alla politica per commissariare la Federcalcio: il nome che circola come possibile commissario è quello di Marco Mezzaroma, presidente di Sport e Salute e fedelissimo di Giorgia Meloni.