Via Marco Baroni, al Torino da oggi tocca a Roberto D’Aversa. Sarà lui, il 51enne tecnico tedesco-pescarese, il nuovo allenatore della formazione granata, chiamato a fare da traghettatore verso la salvezza di una squadra che, rimediando sei sconfitte nelle ultime otto uscite di campionato, si è ritrovata all’improvviso in una posizione di classifica da allarme rosso.
La sconfitta con il Genoa
Dopo una serata di incontri e una notte di riflessioni adesso è arrivata l’ufficialità: Baroni non paga soltanto la brutta sconfitta di Marassi, quello 0-3 patito dal Genoa che ha portato definitivamente alla luce un malessere latente da mesi; a condannare il tecnico toscano è stato il tracollo di una barca che anche nel mar ligure è malamente affondata dimostrando di non rispondere più ai comandi. E dire che c’era qualcuno che in estate pensava di poter puntare all’Europa con una squadra costruita male e senza alcuna progettualità.
D’Aversa, contratto fino a giugno
Adesso, con D’Aversa (che avrà come vice Sasà Sullo, già nello staff di Ventura), si volta decisamente pagina. Il nuovo allenatore ha firmato un contratto che lo legherà al club granata fino a giugno 2026. D’ora in avanti conterà soltanto la sostanza, che si dovrà specchiare nei punti da fare per garantirsi il più in fretta possibile la permanenza nella categoria. I giocatori, dal canto loro, non avranno più alibi e stavolta la direzione indicata da Niko Vlasic nel dopo-gara di Marassi andrà intrapresa il più in fretta possibile. “Dobbiamo guardarci negli occhi perché la situazione è difficile; c’è ancora tempo ma tutti noi dobbiamo dare di più. altrimenti…”. Già, altrimenti c’è la serie B che incombe. “Bisogna svegliarci e dobbiamo fare di più, tutti insieme: dormendo di più, curando l’alimentazione e ogni dettaglio, allenandoci meglio. Alziamo lo spirito di squadra, questa è la strada”. Una strada che il Torino percorrerà con D’Aversa, il diciottesimo allenatore della gestione Cairo. Anche se, in totale, la nuova rivoluzione tecnica rappresenterà il ventitreesimo cambio in panchina operato in vent’anni. Alla faccia di tutte le facili teorie sulla programmazione.
