Nel nome di Milano c’è stato un tempo in cui Inter e Milan confluivano nella stessa squadra, silenziavano per un giorno la rivalità e a futura memoria offrivano alla platea la più immaginifica delle ipotesi. Lo facevano dando vita alla mista MilanInter, o InterMilan, accettando il pedaggio al folclore e consegnando così il proprio destino a una rappresentativa che - per l’ora e mezza di gioco - contemplava i giocatori di entrambe. Era il Fantacalcio prima del Fantacalcio, un sudoku di figurine che in pochi avrebbero avuto il coraggio di incollare allo stesso ricordo, un esperimento estemporaneo, che iniziò nel 1965 e finì nel 1982, anni in cui - evidentemente - era persino lecito immaginare certe stramberie.
L’ultima volta 44 anni fa
Non è un caso che le ultime partite ufficiali della Mista milanese risale - come detto - a quarantaquattro anni fa, tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, nelle date del 21 febbraio e del 14 aprile. La prima sfida si tenne a San Siro, l’avversario era la Polonia. Mancavano quattro mesi al Mundial spagnolo e i polacchi erano stati inseriti nel girone dell’Italia. Il Milan all’epoca annaspava, la classifica era tremenda (a fine anno arrivò la retrocessione) e vien da pensare che oggi la sola proposta di far giocare i rossoneri in quella domenica in cui il campionato era fermo sarebbe stata rimpallata con sdegno all’istante. Nel mischione di una squadra ricucita all’ultimo ci finirono i vari Piotti e Buriani, Maldera e lo Squalo Jordan (Milan) insieme a Altobelli e Prohaska, Bagni e Serena (Inter). La Polonia vinse agevolmente, 2-1, davanti a ventimila milanesi mossi più che altro dalla curiosità. L’oggetto misterioso Bugre L’osservato speciale era Beccalossi, che il popolo interista - e molta stampa - voleva in nazionale, al contrario del C.t. Bearzot. Il Beck però non incise. Zibì Boniek - che dopo l’estate sarebbe diventato juventino - prese per i fondelli gli azzurri. “Nella Polonia uno come Beccalossi non giocherebbe mai, ma nell’Italia dovrebbe essere titolare fisso”. Meno di due mesi dopo, l’altra partita - l’ultima in ordine di tempo - della Mista, stavolta contro il Perù (altro avversario nel girone azzurro al Mondiale di Spagna). Trascinati da Uribe, nel vuoto spettrale di San Siro (non c’era praticamente nessuno), i peruviani vinsero 2-0, in scioltezza. Il quintetto d’attacco della Mista era così composto: Novellino, Battistini, Bugre, Moro, Beccalossi. Bugre non è un refuso. Si trattava di un brasiliano semisconosciuto, tale Joao Carlos Lopez, in forza all'Esporte Clube Comercial. Lo aveva consigliato Jair, consulente dell’Inter per il mercato sudamericano. Sarebbe stato meglio, anche per il bene di Bugre, non farlo. Nel 1965 contro il Chelsea, ma senza Mazzola e Rivera Cinque sono le volte in cui la selezione milanese è scesa in campo. La prima nel 1965, i tempi in cui la Grande Inter dominava il mondo (e il Milan due anni prima aveva vinto, primo club italiano, la Coppa dei Campioni): l’avversario è il Chelsea, colpo d’occhio accettabile, ci sono 40.000 spettatori, mancano i due big, Mazzola e Rivera, impegnati con la nazionale. Finisce 2-1 per la Mista, gol di Angelillo e Peirò. L’unica trasferta della Mista è del giugno 1969, a Lione, l’occasione è il gemellaggio delle due città: larghissima vittoria per 7-1 (il Milan ha appena vinto la Coppa dei Campioni contro l’Ajax), la maglia bianca a strisce rossonerazzurre - molto bella - oggi per i collezionisti vale uno sproposito. Nel 1980, infine, una settimana prima di Natale viene organizzata una MilanInter contro il Bayern Monaco di Rummenigge e Breitner allo scopo di devolvere l’incasso a favore dei terremotati dell’Irpinia. A San Siro ci vanno in ventimila e vengono raccolti 94 milioni di lire e spiccioli, vince il Bayern 2-1, i tifosi di Milan e Inter però passano tutto il tempo a insultarsi, con annesso lancio di petardi e persino una molotov.
