Torino – Rimonta in turco si dice geri dönüş, ma è un concetto che a Istanbul non è nemmeno preso in considerazione. Ecco: tra i molti appigli a cui la Juve può aggrapparsi c’è pure questo, l’euforica presunzione che ha preso il Galatasaray dopo lo squillante 5-2 dell’andata, celebrato come se fosse un trionfo definitivo. Spalletti sa che i suoi possono infilarsi tra le pieghe caratteriali di una squadra spesso alterna nel rendimento, ma che quella è soltanto una piccola parte della questione: la fetta grossa dipende dalla Juve stessa, dalla sua capacità di ritrovarsi dopo essersi di colpo perduta. «Quello che siamo in questo momento non assomiglia molto alla verità di chi siamo davvero», racconta. «Dobbiamo semplicemente tornare a essere quelli che siamo stati un mese fa, quelli che stavano 65 minuti nella metà campo avversaria e volevano fare un calcio di qualità, di adattabilità agli imprevisti, di grandi individualità. L’unica via d’uscita siamo noi stessi. Le chance sono poche, ma possiamo giocarcele tutte».
Il gol di Zielinski come spartiacque negativo
Ci sono tre gol da recuperare, ma forse quello è il meno. La cosa veramente complicata è trovare il modo di recuperare la Juve, che è come se fosse implosa dopo la notte di San Siro, quando il gol di Zielinski all’ultimo incenerì la rabbiosa adrenalina con cui i bianconeri avevano reagito all’ingiustizia dell’espulsione di Kalulu: il 3-2 è stato una bastonata all’anima e la Juve non s’è ripigliata più, facendosi travolgere dal Galatasaray e abbandonandosi docilmente al Como. Il momento è cruciale, anche se alla Continassa è ben chiaro che la partita che può orientare in maniera decisiva le prospettive aziendali è quella di domenica in casa della Roma, più che un turno o due di Champions. Stasera la Juve si gioca prima di tutto sé stessa, la sua capacità di ritrovarsi, di avere la forza di sentirsi forte. E a parte l’appello di prammatica al pubblico («Abbiamo bisogno degli occhi e del cuore dei nostri tifosi, perché ci fanno diventare più forti. Stavolta glielo chiediamo proprio, di starci vicini»), servirà una specie di allineamento planetario, che disarticoli anche la minaccia di Osimhen, quasi amico ma anche no: «La Juve mi ha cercato in passato e se dovesse ricapitare sarebbe un privilegio venirci. Spalletti ha tirato fuori il meglio di me. Sono un incubo per qualunque difensore».
Di Gregorio non giocherà dopo gli insulti social
La sua custodia dovrebbe toccare a Gatti, non una garanzia di riuscita, perché Bremer dovrebbe partire dalla panchina, mentre Yildiz ci sarà: «Alla fine dell’allenamento», svela Spalletti, «ha fatto una larga curva per passarmi vicino e dirmi: mister, io ci sono». Non ci sarà invece Di Gregorio, scosso dagli ultimi errori e dagli insulti ricevuti sui social ma anche dal vivo, domenica scorsa. Giocherà Perin, in attesa che l’ex monzese assimili il consiglio del suo allenatore: «Bisogna sviluppare la capacità di accettare di essere disprezzati». È uno dei consigli più azzeccati, di questi tempi.
