Bergamo – La Juve resta la squadra enigmatica su cui Spalletti si farà altre mille domande, però qui e ora contano i fatti, non i dubbi: con l’1-0 di Bergamo e il gol sbucciato di Boga ha eliminato l’Atalanta dalla corsa Champions e soprattutto messo nel mirino il Milan, che potrà scavalcare nello scontro diretto di San Siro tra due settimane. Poi, la strada si farà in discesa e le domande potranno essere lasciate in sospeso. «La cronaca della gara» La partenza a razzo dell’Atalanta Eppure prima l’Atalanta aveva sbatacchiato la Juve per mezzora, l’aveva martellata sulle fasce e rinchiusa in un fazzoletto di campo, sfiorando due reti (diagonale di Zalewski fuori di un niente, palo di Scalvini di testa), come se stesse cercando di sbullonare la difesa ad oltranza di una squadra piccola. Strana, questa passività della Juve, questa rassegnazione a giocare di conseguenza, cioè in base ai desideri di gioco altrui: è come avesse mantenuto la continuità con la seconda parte della gara contro il Genoa, rimanendo in linea col suo modo indecifrabile di essere. I bianconeri hanno messo il naso fuori dal fazzoletto solamente al 30’, guadagnando un corner e finalmente alzando un poco quel baricentro che fin lì l’Atalanta aveva spostato tutto dall’altra parte. Spiegherà Spalletti alla fine: «Nella prima mezz’ora abbiamo sofferto perché loro sono bravi, noi partivamo sempre in ritardo nell’impostazione e siamo stati costretti alla fase difensiva. Nel secondo tempo abbiamo giocato alla pari».

La carambola vincente di Boga

Poi, di colpo, tutto è cambiato, nel solo spazio dell’intervallo. Il gol è stata una sequela di nefandezze (Djimsiti e Carnesecchi sono andati a vuoto, Scalvini ha rinviato addosso a Boga che ha segnato solo perché ha svirgolato il tiro di destro, spiazzando tutti quanti), però l’azione era nata da un cross di Holm che Spalletti aveva appena invitato a mackennizzarsi un po’, chiedendogli di dimenticarsi di essere un terzino e basta, perché il prato è grande e tutti hanno diritto di calpestarne dei bei pezzoni. Lo svedese ha ubbidito e sono state le sue scavallate, lui che il primo tempo l’aveva vissuto in apnea tra Bernasconi e Zalewski, a ribaltare la frittata, con tutte le conseguenze del caso, stavolta dettate dalla Juve, che in seguito si è rinchiusa in area a proteggere il vantaggio senza più patire le pene di prima, anche se Di Gregorio è stato di nuovo decisivo con una paratona su Djimsiti. L’Atalanta, di fatto, ha messo apprensione soltanto sui calci da fermo (13-2 i corner), mentre la pressione sempre altissima ha finito per rinchiudere anche sé stessa negli spazi ingolfati degli ultimi trenta metri, dove è stato tutto uno scontrarsi addosso uno con l’altro, pallone compreso. Scamacca ha protestato per un tocco di braccio in area di Gatti, Palladino ha tagliato corto: «Alcune volte si sono dati questi rigori, altre no, ma io non parlo degli arbitri, a differenza di altri. Oggi ci ha puniti solo un episodio sfortunato sul gol». Una vittoria di altri tempi Spalletti non ha nemmeno esitato a rinunciare a Yildiz, che non stava benissimo e non l’ha vista mai (in panchina è tornato però con il nervoso addosso) e insomma si è preso una vittoria d’oro con la quale ha conosciuto un altro tipo di Juventus, diciamo quella del corto muso d’altri tempi. Mica la si butta via. Atalanta (3-4-2-1) Carnesecchi 5 – Scalvini 5, Djimsiti 5, Kolasinac 5 (27’ st Ahanor sv) – Zappacosta 6 (41’ st Bellanova sv), De Roon 6 (27’ st Pasalic sv), Ederson 6.5, Bernasconi 5.5 – De Ketelaere 5, Zalewski 6 (10’ st Raspadori 6) – Krstovic 5 (27’ st Scamacca sv). All. Palladino 6. Juventus (3-4-3) Di Gregorio 7 – Kalulu 6.5, Bremer 6, Kelly 7 – Holm 6.5 (26’ st Gatti 6), Locatelli 6.5, Thuram 5.5 (26’ st Koopmeiners 5.5), Cambiaso 5.5 (34’ st Kostic sv) – Conceiçao 6.5 (34’ st Miretti sv), Boga 6.5, Yildiz 5 (13’ st David 5.5). All. Spalletti 6.5. Arbitro: Maresca 6. Rete: 3’ st Boga Note: ammoniti De Ketelaere, Thuram, Cambiaso, Kostic. Spettatori 23.271, incasso 754.919, 46 euro.