Per sempre sì. La zampata da 3 punti al Bentegodi è l’ennesimo capitolo della storia infinita che continua a legare Romelu Lukaku e Antonio Conte, protagonisti con i colori del Napoli di un altro capitolo della loro inossidabile vita di coppia: basata sulla reciproca stima anche personale, oltre che professionale. L’allenatore leccese e il bomber belga avevano vinto infatti insieme all’Inter, al Chelsea e adesso si stanno ripetendo in maglia azzurra, con il fiore all’occhiello della storico scudetto conquistato nello scorso mese di maggio. Tanti alti e pochissimi bassi, superati insieme nel nome di un’amicizia e di un feeling che vanno molto oltre i confini agonistici del calcio, come si evince dal trasporto con cui i due continuano sempre a cercarsi e spalleggiarsi, specialmente nei momenti difficili. Never ending story, con l’ennesimo atto appena andato in scena al Bentegodi, in campo e fuori. «Prima di venire a Napoli ero morto», si è infatti emozionato Lukaku dopo il gol da tre punti contro il Verona, che l’ha restituito al calcio al termine di 6 mesi di calvario trascorsi in convalescenza, a causa di un gravissimo infortunio muscolare. Ma è un’altra la resurrezione sportiva a cui si riferiva Big Rom, voluto a tutti i costi in maglia azzurra nell’estate del 2024 da Conte, il suo mentore, l’unico a credere nella riscossa del bomber belga: reduce da una stagione in prestito alla Roma e ormai scivolato ai margini del progetto Chelsea. Spendere 31 per l’acquisto del suo cartellino era sembrato un azzardo, invece l’allenatore leccese non si è mai pentito di avere convinto De Laurentiis a investire quel tesoretto per un giocatore così avanti con gli anni, che dava l’idea di aver imboccato in modo inesorabile il viale del tramonto. Solo Conte aveva creduto in Lukaku e la scommessa è stata già vinta, grazie all’inaspettato scudetto della stagione scorsa. Big Rom a Napoli ha raccolto la pesante eredità di Osimhen ed è stato all’altezza delle aspettative, come uomo gol e nel suo altrettanto decisivo ruolo di leader all’interno dello spogliatoio. Il bomber belga però continua a sentirsi in debito con il club azzurro e soprattutto con il tecnico leccese, che gli ha offerto la possibilità di riscattarsi in serie A e di sfuggire al declino a cui lo stava invece condannando il Chelsea. Di qui lo sfogo e le lacrime del Bentegodi, con la dedica al papà scomparso e lo sfogo dopo le enormi tensioni accumulate nei sei mesi trascorsi in infermeria. Lukaku si era fatto male a Ferragosto durante un’amichevole in Abruzzo e da allora ha lavorato con grande intensità per rientrare, accettando anche il ruolo di capitano non giocatore nella trasferta di Riad, a dicembre. Big Rom non aveva nemmeno un minuto nelle gambe, ma volò lo stesso in Arabia coi compagni e fu al loro fianco dalla panchina nei 180’ contro Milan e Bologna: conclusi con la conquista della Supercoppa Italiana. Il bomber belga non si tira mai indietro, quando Conte lo chiama. Era successo all’Inter, al Chelsea e adesso la storia si ripete, in maglia azzurra. Per il Napoli è stata una stagione tutta in salita, con il pedaggio pesante pagato a infortuni ed emergenza. C’è però ancora la qualificazione per la Champions League da conquistare e il grande ritorno del numero 9 può avere un peso specifico determinante, come si è visto sabato pomeriggio a Verona. Le lacrime di sollievo al Bentegodi sono l’ennesimo capitolo di una infinita storia di stima e amicizia. C’è un patto di ferro a unire Conte e Lukaku: per sempre sì.