La corsa è iniziata ufficialmente con il deposito delle candidature e dei programmi. Malagò contro Abete, in palio il timone della Federcalcio. Si riparte dai cocci rotti del terzo Mondiale da spettatori, sipario sulla presidenza Gravina. Si vota il 22 giugno. Malagò ha i numeri per farcela: l’investitura l’hanno firmata 19 club della serie A che valgono il 17,1% del peso elettorale, più il 30% rappresentato da calciatori e allenatori a cui ora può aggiungere la confluenza della serie B: sulla carta, un altro 6%. E anche molta serie C è pronta a votarlo. Tanto che Malagò pensa già alla squadra: ha contattato Maldini per chiedergli la disponibilità a guidare il Club Italia e lavora per avere una vice presidente donna sul modello di Silvia Salis al Coni. Un’ipotesi è Sara Gama, non l’unica. E il ct? Ha un sogno, Malagò: affidare la rinascita delle nazionali a Guardiola.

Le tante incognite sul cammino di Malagò

Le incognite però sono un’infinità: lascerà il City? Accetterebbe il ruolo? E soprattutto: si accontenterebbe di cifre lontanissime dai 24 milioni che guadagna oggi? L’idea si sposa poco con il suo programma, in cui la parola “sostenibilità” compare 29 volte. Più semplice pensare a due italiani: Allegri e Conte sono già stati sondati.

L’ombra dei conti di Milano Cortina

Ancora, Malagò propone come un patto non divisivo tra le componenti. Propone tavoli permanenti per monitorare l’avanzamento del programma elettorale. Poi, meccanismi premiali per i club che utilizzano di più i giovani, senza imporre quote rigide. Un piano nazionale per l’impiantistica con le istituzioni. L’adeguamento del sistema dei pagamenti del calciomercato ai criteri internazionali per favorire l’acquisto di italiani. E poi controlli tempestivi su liquidità e debito dei club. Ma occhio ai nemici, da Lotito a Giorgetti e Abodi. C’è chi sventola il rischio ricorsi per la Legge Severino che gli impedirebbe di guidare la Figc dopo aver presieduto il Coni e chi l’ombra dei conti di Milano Cortina.