Napoli – Venti milioni di passivo. Il Napoli si appresta a chiudere in rosso pure il prossimo bilancio e per questo nei pensieri di Aurelio De Laurentiis si sta facendo strada il ritorno nella sua comfort zone: ingaggi contenuti e plusvalenze, con ripercussioni inevitabili sulle prossime sessioni di mercato. Tira aria di austerity e la restaurazione azzurra sembra proprio poco compatibile con le ambiziose aspettative di Antonio Conte, che in un biennio ha arricchito con il quarto scudetto e una Supercoppa Italiana la bacheca del club, rilanciando la squadra dopo il fallimentare decimo posto in campionato del 2024. Costi alti non coperti da Kvara e Osimhen Ma la riscossa (compiuta) ha comportato dei costi e nemmeno le cessioni ricchissime di Kvaratskhelia e Osimhen sono bastate per ammortizzarli, tant’è che la seconda qualificazione di seguito per la Champions League — ormai a portata di mano — non basterà ad ADL per riprendersi nella stagione del centenario lo scettro a cui ha sempre tenuto di più: quello di virtuoso architetto dei conti.

Bilancio in rosso, scatta l’austerity

Il 1° agosto il Napoli festeggerà infatti il suo primo secolo di vita in perdita e per questo De Laurentiis ha deciso di invertire la tendenza, attraverso un taglio dei costi di cui il presidente comunicherà le modalità a Conte nel vertice di fine campionato. I due sono legati da un contratto fino al 2027 e si confronteranno dopo la qualificazione per la Champions: un traguardo che gli azzurri possono tagliare o avvicinare in modo decisivo già in questo fine settimana, superando indenni la trasferta di Como. Il tempo delle decisioni è insomma vicino e in bilico c’è anche la posizione del direttore sportivo Giovanni Manna, che sarebbe tentato dal corteggiamento della Roma. Se Conte va via, c’è l’idea Sarri Ma il vero rebus per il Napoli è la permanenza di Conte. È difficile che si dimetta e si può escludere che De Laurentiis lo licenzi, perché la posta in palio per entrambi sono gli 8 milioni del ricco contratto del tecnico leccese, su cui non sarà facile trovare la quadra. La chiamata della Nazionale toglierebbe tutti d’impaccio e infatti i protagonisti della vicenda l’hanno in qualche modo auspicata, sapendo che l’eventuale elezione di Giovanni Malagò ai vertici della Figc renderebbe plausibile l’operazione. I tempi rischiano però di essere lunghi e la panchina azzurra scotta. In attesa — si sussurra — c’è Maurizio Sarri. Con il suo ritorno la restaurazione low cost sarebbe completa.