Non sono bastati 180’, senza considerare gli infiniti minuti di recupero, a decretare la fine dell’eterna sfida tra Atletico Madrid e Barcellona, che ha promosso i primi in semifinale di Champions League. Una rivalità che va oltre il campo, che coinvolge calciatori, tifosi, dirigenti e due mondi in forte contrapposizione e che toglie i freni alla dialettica pre e post gara. “Una partita rubata”, è stato il commento di Raphinha, assente per infortunio ma presente nei commenti e nelle polemiche: Simeone, invece, ha provocato i tifosi del Barcellona facendo il gesto della “nanna” dopo il fischio finale. Sembra di assistere alle classiche polemiche che animano il calcio italiano, se non fosse che in campo le due squadre hanno offerto uno spettacolo incredibile, decisamente superiore alle parole pronunciate a freddo.
Raphinha e le accuse a Turpin
Bersaglio dei dardi lanciati dall’ambiente blaugrana è stato l’arbitro Turpin, reo di aver concesso troppo alla difesa dei Colchoneros. Come ogni anno, insomma, quando il Barcellona saluta l’Europa la colpa non è mai del campo ma sempre di fattori esterni: “Sbagliare è umano, ma che succeda di nuovo nella partita di ritorno – si è domandato polemicamente Raphinha al termine della partita -? Abbiamo giocato molto bene, ma questa qualificazione ci è stata rubata, l'arbitraggio è stato pessimo, le decisioni prese incredibili".
In particolare i blaugrana, che hanno da sempre un rapporto particolare con gli arbitri come conferma il caso Negreira, lamentano la mancanza di cartellini gialli per gli uomini di Simeone: "L'Atletico ha commesso innumerevoli falli e l'arbitro non ha nemmeno mostrato un cartellino giallo. Voglio davvero capire la sua paura che il Barça possa passare il turno. Voglio capire gli standard degli arbitri nei nostri confronti. Dobbiamo fare tre volte lo sforzo per vincere. Sembra che abbiano davvero paura che il Barca vinca. Capisco un errore in una gara. Ma due di fila? È impossibile".
La risposta di Flick, le parole di Simeone
Se le parole di Raphinha sono sembrate un concentrato di vittimismo grossolano, decisamente più eleganti quelle del tecnico Flick: “Abbiamo giocato una partita fantastica, con un uomo in meno – ha dichiarato a fine partita -. I ragazzi sono stati fantastici, non siamo stati molto fortunati ma dobbiamo accettarlo". Dello stesso avviso anche Gavi, mentre sul fronte dell’Atletico, non sono mancate le risposte alle accuse catalane. La prima è stata di Musso, portiere ex Atalanta e Udinese, protagonista di ottime parate ma anche di un contatto fortuito che ha rischiato di mettere fuori gioco Fermin: “Non si può assolutamente parlare di furto – ha risposto a Raphinha -. Fai sembrare che ci siano stati tre rigori o quattro cartellini rossi, ma abbiamo vinto sul campo vincendo anche 2-0 in trasferta. Cartellino rosso su Fermin? Anche a me ha fatto male. Il mio movimento naturale per coprire lo spazio è finito per scontrarsi con il mio piede".
Gli sfottò a Yamal
Non solo a parole. Le polemiche hanno preso strade molteplici, dai meme sui social alle storpiature e alle caricature. La vera novità di cui avremmo fatto tutti a meno, è l’ingresso tra i creatori degli stessi club. L’Atletico Madrid ha infatti pubblicato sul profilo ufficiale il leone simbolo di Barcellona, creato con l’intelligenza artificiale, trasformato in un cagnolino mansueto. Se la città catalana è stata presa di mira, anche Yamal, simbolo del Barca del presente e del futuro, è diventato un bersaglio degli sfottò dei Colchoneros: le foto dei quattro marcatori della doppia sfida, con occhiali da sole e auricolari, sono state pubblicate dal profilo del club biancorosso. Una presa in giro di Yamal, l’ennesimo gavettone di cherosene su una rivalità che brucia ormai da tempo.
