TORINO – Ventotto tiri, di cui 9 in porta e un palo: zero del centravanti, zero del suo rimpiazzo Openda, tre (innocui) del creativo Conceiçao e due dell’enigmatico Zhegrova, inclusa quella robaccia nel primo tempo supplementare, a due passi dalla porta, non centrata manco per sbaglio. Degli otto tiri nello specchio del Galatasaray, Osimhen ne ha invece fatti cinque, compreso quello della rete che ha mortificato la rimonta juventina, quell’assalto al gol senza assaltatori.

Un attacco da 115 milioni

Molte cose spiegano le ragioni della settima eliminazione consecutiva della Juventus ad opera di una squadra più debole (dopo Ajax, Lione, Porto, Villarreal, Maccabi, Benfica, Psv), poche la definiscono come l’impasse degli attaccanti o, per meglio dire, dei teorici rinforzi estivi, quattro attaccanti (Conceiçao è stato praticamente ricomprato da poco) che sono costati complessivamente 115,6 milioni, bonus esclusi (ed escluso anche l’onerosissimo stipendio di David, arrivato a parametro zero), e del tutto inadatti a ripagare l’investimento. Se la Juventus chiudesse il campionato all’undicesimo posto, il riscatto di Openda non sarebbe più obbligatorio e il risparmio di 42,3 milioni: c’è persino chi pensa che ne varrebbe la pena o chi, cinicamente, si augura che la Uefa sanzioni il club bianconero, sotto inchiesta per il fair play finanziario, impedendogli di fare mercato per un po’.

Il mercato sbagliato

Il peccato originale, gira e rigira, è quello: le ultime campagne trasferimenti hanno imbruttito la Juve, quasi come se sbagliare acquisti fosse una tradizione da tramandare da una gestione all’altra. Di sicuro il risultato è sempre lo stesso, anche se nessun mercato è stato impietoso quanto quello dell’estate passata, totalmente orientato a rinforzare l’attacco e i cui errori sono sfociati nell’eliminazione, pur con tutte le concause che sappiamo, a cominciare dalla sbagliatissima espulsione di Kelly, sulla quale ieri è tornato l’ad Comolli, parlando al Financial Times Business of Football Summit di Londra. «Cercherò di non farmi sospendere anche dalla Uefa come dalla Figc, ma mercoledì c’è stata un’altra decisione arbitrale molto frustrante. Non capisco come abbiano mandato un arbitro che ha diretto solo 10 partite in Champions, con quello che c’è in gioco».

Comolli conferma Spalletti

Comolli, però, ha assicurato di aver capito ora che tutto si sistemerà: «Mentre tornavo a casa in macchina, ho pensato: abbiamo una buona squadra, quindi restiamo calmi e pensiamo a cosa aggiungere per vincere il campionato l’anno prossimo. Sappiamo di avere la squadra, i giocatori, le infrastrutture e tutto per vincere». E di avere l’allenatore, principalmente. «Penso che sia importante mantenere lo stesso tecnico, la stessa strategia, lo stesso stile di gioco. Abbiamo avuto 6, 7 o 8 allenatori diversi nell’arco di 2 o 3 anni ma ora la squadra si sta amalgamando grazie a Spalletti. La parola chiave è continuità, insieme all’allineamento tra la proprietà, me stesso, il team dirigenziale, l’allenatore e tutto il club. John Elkann è stato molto chiaro, non venderà mai la Juve».

Vlahovic torna in gruppo

Spalletti è stato messo al centro del progetto ma bisognerà vedere cosa ne pensa lui, che sono mesi che si scorna su questa faccenda degli attaccanti evanescenti, che vanificano in molti casi gli effetti di un gioco brillante e al tempo stesso efficace. Dalla settimana prossima rientrerà però in gruppo Vlahovic, che alla fine potrebbe essere la soluzione a tutto: siccome lui non ha ancora trovato una squadra all’altezza delle sue aspettative e siccome la Juventus sa che potrebbe non avere le risorse per acquistare un centravanti come si deve, potrebbe venirne fuori un matrimonio di reciproco interesse, anche se Osimhen, con il suo non esultare, ha alimentato un sacco di suggestioni. In verità, pare che allo Stadium non abbia festeggiato perché incavolato con i compagni per quanto male avevano giocato.