Una prodezza alla Maradona, nel suo tempio, da immortalare con un selfie sotto la statua della divinità partenopea nelle viscere dello stadio che porta il suo nome, con la base musicale “Life is life”, quella del famoso riscaldamento a Stoccarda, anno 1989, con l’infinito palleggio di Diego (un reel virale quarant’anni prima che esistessero i reel) e quella che oggi accompagna l’ingresso in campo del Napoli. Jonathan Rowe ha celebrato così il colpo da tre punti con cui ha scassinato il banco del fu San Paolo al 91’. “Stare in panchina dall’inizio non fa mai piacere, però poi il mister nel mettermi in campo mi ha detto vinci la partita e così è stato. Questo è il motivo per cui lui è l’allenatore e io solo un giocatore” ha scherzato alla fine l’inglese ai microfoni di Dazn. Appena ha segnato il 3-2 Italiano è andato in panchina da Bernardeschi a sottolineare proprio quel concetto, visto che il 10 non aveva gradito la sostituzione proprio con Rowe. “Mi ha chiarito che per contratto deve lanciare due o tre bottigliette tutte le volte che viene sostituito” ha poi scherzato Italiano, che certo non merita le insofferenze ingrate di Bernardeschi, fosse solo per le critiche che si è preso per la passerella concessagli allo Juventustadium tre settimane fa. Ma la trance agonistica e la voglia di giocare sempre sono assolutamente preferibili all’indifferenza e all’apatia del Bologna nelle ultime partite prima di questa sorpresa napoletana. Meglio finire col rimpianto, per le mille occasioni sprecate, che col rimorso di aver smesso di giocare troppo presto. L’ottavo posto si può digerire e mette tutto in una prospettiva differente. Mercoledì sera si saprà, dopo la finale di Coppa Italia, se il settimo posto varrà un posto in Conference oppure no (sì, se vince l’Inter), e solo per la matematica, non per la logica, sarebbe ancora raggiungibile vincendo con tre gol di scarto a Bergamo domenica alle 18 e poi battendo l’Inter all’ultima, ma solo se anche la Fiorentina battesse l’Atalanta. Una combinazione improbabile che aumenta dolorosamente e in modo inconsolabile il rammarico per le 9-partite-9 perdute in casa e pure per quelle pareggiate con Sassuolo e Cagliari. Sarebbe bastata una sola piccola vittoria scontata ovvia al Dall’Ara in queste undici partite per dare tutto un altro senso e colore alla stagione dei rimpianti.
“Abbiamo risposto bene a un periodo non bello – ha detto Italiano -, abbiamo ricevuto fischi e critiche, qualche volta esagerate, ma ci sta, abbiamo fatto anche belle cose”. E ora? Italiano potrebbe essere diventato di nuovo molto appetibile per il Napoli, dopo la lezione data a Conte sul piano del gioco con una squadra molto più debole e senza più obiettivi, in uno stadio che visibilmente non si diverte. Nel frattempo l’allenatore del Bologna continua a ribadire la sua versione, che è poi autentica fino a prova contraria: “Società top, ambiente top, a fine campionato ci vedremo per pianificare il futuro come si fa normalmente in tutte le squadre”. Se poi arriveranno altre proposte, si vedrà.
