Il viso sanguinante ma sorridente di Matteo Ruggeri è una delle foto di copertina della “sconfitta vincente” dell’Atletico Madrid contro il Barcellona che è valso la semifinale di Champions. “Il gladiatore del Metropolitano”, questa è la metafora scelta da Marca per raccontare le due partite dell’esterno dei Colchoneros, si è impossessato della fascia sinistra della difesa di Simeone sbocciando definitivamente in primavera. Cresciuto nell’Atalanta, è passato a Madrid quest’estate per 18 milioni di euro più 2 di bonus: un affare per il club spagnolo, che ha vinto fino a ora la scommessa. A 23 anni è uno degli eroi del percorso europeo dell’Atleti: arrivare in semifinale è importante, farlo contro gli arcirivali del Barcellona vale il quadruplo. Il rapporto con la maglia azzurra Il giorno dopo la seconda prestazione da applausi contro Yamal, che non si può fermare ma contro cui ha lottato a viso aperto riuscendo a domarlo, la domanda che rimbalza in ogni angolo della Penisola è quasi una sola: come è possibile che in questo periodo tragico per il calcio italiano, con la Nazionale fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva, uno come Ruggeri non abbia mai vestito l’azzurro? Alla domanda ha risposto proprio l’esterno dopo la trionfale serata del Metropolitano: “Penso solo a lavorare e a migliorarmi, la Nazionale viene di conseguenza, cerco di allenarmi e migliorarmi per raggiungerla”. Fino a oggi non ha ancora giocato una singola partita nella Nazionale maggiore, ma a Coverciano lo conoscono bene. Un po’ per le 16 partite giocate con l’Under 21, un po’ per le due panchine contro la Germania all’andata e al ritorno nel marzo 2025, quarti di finale di Nations League. Scomparso dai radar Difficile affermare che la convocazione di Ruggeri avrebbe cambiato le sorti mondiali dell’Italia, ma la sua mancata convocazione, dopo aver collezionato a 23 anni (classe 2002) già 21 presenze in Champions League, una Europa League vinta e 109 caps con la Dea, a cui si aggiungono altre 39 partite con l’Atletico Madrid, è un bel mistero. La difesa a quattro di Simeone non è un ostacolo, visto che per anni, a Zingonia, ha arato avanti e indietro la fascia nel modulo a tre, tanto meno l’inizio non incoraggiante in maglia Rojiblanca. La parabola di Ruggeri Arrivato tra lo scetticismo dell’ambiente, che non lo considerava adeguato tecnicamente per certi palcoscenici, ha lavorato duramente dissipando i dubbi e conquistando una maglia da titolare con un tecnico esigente come Simeone. Le due partite con il Barcellona, l’ultima delle quali conclusa con una vistosa fasciatura in testa per una gomitata ricevuta, sono state il culmine di un percorso di crescita che era difficile non vedere. Non è ovviamente il problema principale del calcio italiano, ma è una delle tante falle che hanno sgonfiato il nostro pallone.