MILANO – Due punti di distanza, 86 contro 84. Gli stessi identici numeri che Simone Inzaghi aveva letto quattro anni fa, dopo aver perso in volata il campionato contro il Milan di Pioli: Inter 84, Diavolo 86. Un copione che si è ripetuto in Arabia: il suo Al-Hilal è infatti arrivato secondo nella Saudi Pro League alle spalle dell’Al-Nassr di Cristiano Ronaldo. Una sorta di maledizione per il tecnico italiano, che pure lo scorso anno si era inchinato di misura contro il Napoli, quella volta con un solo punto di differenza in classifica: 82 Conte, 81 i nerazzurri. Tre titoli persi di un soffio in quattro anni.
Il vantaggio sprecato
La beffa per Inzaghi è che anche in questa circostanza il suo Al-Hilal ha dilapidato un cospicuo vantaggio negli ultimi mesi. Il 12 gennaio ha vinto lo scontro diretto e si è portato a +5 in classifica. Ma tra fine gennaio e l’inizio di marzo ha messo insieme 5 pareggi su 7 partite. Troppi. Così pian piano si è materializzato il ribaltone, con il sorpasso della squadra di CR7, che ha chiuso in lacrime dopo aver messo nella sua personalissima bacheca il titolo numero 33 in carriera. A parziale consolazione il successo nella coppa nazionale, lo scorso 8 maggio 2-1 in finale contro l’Al Kholood con timbro pure dell’ex Milan Hernandez.
La beffa all’ultima giornata
All’ultimo turno Inzaghi è arrivato da inseguitore: doveva vincere contro l’Al-Fayha e sperare che l’Al-Nassr non facesse lo stesso risultato contro il Damak quartultimo in classifica. Bastava un pareggio di Ronaldo, in quel caso a pari punti avrebbe avuto la meglio Simone per gli scontri diretti a favore. Lui il suo l’ha fatto (1-0 con rete di Mandash), ma l’Al-Nassr ha rifilato quattro gol al Damak, con annessa doppietta di CR7. “Per noi c'è delusione perché volevamo vincere il campionato. Solitamente ci si riesce con 84 punti, così non è stato ma alla fine negli spogliatoi ho ringraziato i giocatori”, ha detto Inzaghi.
Il rischio di diventare l’eterno secondo
Simone rischia di avere appiccicata addosso l’etichetta da eterno secondo. Con l’Inter ha perso due scudetti punto a punto, e lo scorso anno pur arrivando in fondo in tutte le competizioni non ha portato a casa alcun trofeo, con annessa la sconfitta in finale di Champions per 5-0 contro il Psg. In Arabia ci è andato anche per questo, per cancellare un finale di stagione troppo amaro. Altrimenti, come ha raccontato lui stesso, sarebbe rimasto all’Inter.
Al-Hilal sconfitto nonostante la rosa più ricca d’Arabia
Restano i dati, che dicono che l’Al-Hilal ha perso il titolo nonostante abbia la rosa più ricca d’Arabia: il valore di mercato dei giocatori è di quasi 210 milioni di euro, superiore e neanche di poco ai 135 milioni dell’Al-Nassr. Da poco ceduto (il 70% del club) dal fondo di investimento nazionale (Pif) alla Kingdom Holding Company del principe Alwaleed bin Talal, l’Al-Hilal per portare Inzaghi in Saudi Pro League gli ha garantito uno stipendio annuale da 25 milioni. Non ha vinto il campionato, ma ha chiuso da imbattuto: nessuna sconfitta in 34 gare di campionato.
“Noi imbattuti, ma con poco tempo per prepararci”
“Siamo l'unica squadra imbattuta al mondo e portiamo a casa solo un titolo, la King Cup”, ha ammesso sconsolato Simone. Poi una carezza alla squadra: “I calciatori sono stati straordinari. Tra mille difficoltà, infortuni, cambi nella rosa, momenti complicati e ritmi forsennati. Praticamente sono state due stagioni insieme: finito il Mondiale per club, dove tutti hanno parlato di noi (l’Al-Hilal è uscito ai quarti dopo aver eliminato agli ottavi il Manchester City, ndr), abbiamo avuto pochissimo tempo per prepararci”. Ore complicate per tutti gli Inzaghi: mercoledì Filippo ha chiuso in lacrime al Barbera dopo l’eliminazione dai play-off per la promozione in serie A del suo Palermo, il giorno dopo Simone ha perso il terzo titolo in quattro anni al fotofinish. Per soli due punti, ancora una volta.
