TORINO – L’annuncio dell’ulteriore juventinizzazione di Spalletti è stato dato con modalità insolite, vale a dire con un video in cui Lucio, sul prato della Continassa, parla alla squadra prima dell’allenamento di ieri mattina: «Sette mesi fa firmai senza esitare: l’idea era quella di conoscersi e vedere come sarebbe andata. Volevo rendermi conto di cosa fosse la Juve vista dal di dentro, mi immaginavo lo spirito futurista del club ma era più difficile pensare che avrei trovato un gruppo di giocatori come voi. Quando vi vedo, vedo la Juve, per cui ho ritenuto di dirlo a voi prima che venisse fuori: abbiamo deciso di estendere il mio contratto per due anni. Abbiamo delle sfide da affrontare assieme». Finito il discorso, Lucio ha aggiornato il motto di casa («Oltre la fine»), incassato l’applauso dei giocatori (sembravano sinceri) e l’abbraccio del capitano Locatelli e infine liquidato gli intrusi: «Ora naturalmente ci si leva dai cog... e ci lasciate allenare».

"Volevo rendermi conto di cosa fosse la Juve da dentro”

Lo si è già detto, è qualcosa di più di un semplice rinnovo perché da oggi Spalletti diventa l’uomo che deve dare un indirizzo alla Juve: è stato investito del ruolo di guida prima ancora che a giudicarlo siano i risultati perché, come ha dichiarato l’ad Comolli, «è stato subito chiaro a tutti che fosse la persona giusta per guidare la squadra in un percorso di crescita. Riteniamo che stabilità e continuità siano due pilastri essenziali per il successo futuro». Gli ultimi due allenatori non durarono neanche una stagione, Allegri finì in anticipo la sua terza e ultima, e prima di lui Pirlo e Sarri non andarono oltre il primo anno: Spalletti è chiamato a consolidare, stabilizzare.

La partita più complicata

«Mi dà fiducia la storia di questa società» dice lui, che però sa che quella è solo una copertura: la sostanza dev’essere lui a portarla, a cominciare dalla trasferta di oggi a Bergamo, la partita più delicata da qui alla fine (e la più difficile assieme a Milan-Juve) perché perdendola si troverebbe l’Atalanta a -1, e non sarebbe piacevole. Anche per via di questa delicatezza, l’ex ct ha deciso di ripristinare per una volta il ritiro pre-partita, pur se la squadra ha dormito a Torino, al J Hotel, e partirà per Bergamo soltanto in giornata, come capita sempre. Manca lo squalificato McKennie ed è un’assenza pesante, perché l’americano è l’unico giocatore che consente a Spalletti di usare quel modulo bifronte cui fa ricorso quando affronta squadre che giocano con la difesa a tre, cioè tenendolo in fascia in fase difensiva (3-4-3) e spendendolo sulla trequarti in fase offensiva (4-2-3-1). Ci sono due soluzioni: potrebbe chiedere un lavoro simile a Cambiaso, inserendo Holm sulla destra, o piazzare Koopmeiners a centrocampo virando sul 4-3-3. Il centravanti dovrebbe farlo Boga, più che David.