Il rigore più lungo mai tirato su un campo di calcio, una incredibile storia di sport ma soprattutto di uomini che sembrava uscita dalla penna di Osvaldo Soriano. Tutto cancellato di colpo da un numero, 84. È l’articolo del regolamento della Coppa d’Africa che ha riscritto un romanzo che nella sua assurdità sembrava perfetto.

Cosa dice l’articolo 84

La Coppa dopo due mesi ha un nuovo vincitore, il Marocco. Il board d’appello della Caf, proprio in base a quel comma del regolamento, ha stabilito che quei sedici interminabili minuti di ammutinamento del Senegal negli spogliatoi equivalgono a ritiro. L’articolo 84 stabilisce che “se, per qualsiasi motivo, una squadra lascia il campo prima della fine prevista della partita senza il permesso dell’arbitro, sarà considerata perdente e verrà definitivamente eliminata dalla competizione”.

Il cucchiaio di Brahim Diaz

Non vale più nulla di quanto era emerso in campo. Non vale la stoicità di Sadio Mané, capitano coraggioso rimasto in campo mentre i suoi compagni, guidati da un ct che l’orgoglio aveva trasformato in sprovveduto, abbandonavano la nave in tempesta. Non vale neanche il tormento di Brahim Diaz. Dopo quella infinita interruzione aveva comunque avuto il pallone per farla finita, ma aveva scelto la soluzione più folle: il rigore alla Panenka, o alla Totti che dir si voglia. Ma senza gloria, appoggiando un pallone docile nelle mani del portiere del Senegal Mendy.

Lo avrebbe tormentato per il resto dell’esistenza, invece due mesi dopo è lui a far festa, raggiunto dalla notizia mentre negli spogliatoi di Manchester si stava godendo con i compagni del Real Madrid la qualificazione ai quarti di Champions. Una sorta di Var del regolamento ha spento la festa del Senegal consegnando la Coppa al Marocco. Ma non è, non sarà mai la stessa cosa. Ormai il romanzo era stato già scritto. Ed era bello cosi.

La nota del Marocco

Alla fine di gennaio, la Confederazione africana aveva imposto una serie di sanzioni disciplinari, tra cui multe per diverse centinaia di migliaia di euro, alle federazioni di entrambi i paesi per condotta antisportiva e violazione dei principi del fair play. Stasera dopo la sentenza, la federcalcio del Marocco ha precisato che “la sua azione non è mai stata intesa a contestare la prestazione sportiva delle squadre partecipanti alla competizione, ma unicamente a richiedere l’applicazione del regolamento di gara”.