Per Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte il calcio ricomincia stasera dopo Napoli-Udinese. Fino ad oggi si sono avvitati in un sogno impossibile. Vincere stretti l’uno all’altro in un abbraccio soffocante per entrambi. Un patto fuori del tempo in questo sport. L’allenatore comanda, il presidente paga. Ma erano questi i patti e li hanno rispettati fino al mercato di gennaio 2026 dal 26 giugno 2024, quando De Laurentiis scomoda il governo per presentare Conte. Eccolo a Palazzo Reale, davanti a Piazza del Plebiscito gremita di tifosi. «Sono qui perché ho chiesto delle garanzie e le ho ottenute». Vero, e si vede. Conte parla, De Laurentiis ascolta. Il silenzio lo inchioda alle nuove regole. Si affidano al Napoli per superare insieme giorni difficili. Conte è fermo dal 26 marzo 2023, mancavano 10 partite alla fine dopo il 3-3 con il Southampton. Il Tottenham deluso lo accompagna alla porta con un parole gentili. «Tutto consensuale, auguri». Addio Premier. Era venuto al posto di Espirito Santo, brasiliano. Porta al quarto posto il club, ma non va oltre un anno dopo. Promosso Cristian Stellini, il suo secondo. Solite voci e soliti giornali: la squadra non lo ama. Conte attende 13 mesi per le garanzie di rilancio a Napoli. Dove De Laurentiis è travolto dai suoi errori. Fa tutto lui dopo la fuga di Giuntoli alla Juve e di Spalletti che sparisce sputando veleno. Prima il bloc-notes, poi in un libro. Va in frantumi il suo primo scudetto, il terzo del Napoli. Vinto con eleganza, 5 gare di anticipo, 90 punti, primo attacco con 77 gol, prima difesa con 28, primo in serie A Osimhen con 26. Il Napoli svanisce fra tre allenatori (Rudi Garcia, Mazzarri, Calzona), il dimenticato direttore sportivo Melluso, un Ufficio scouting che non imbrocca un acquisto. Decimo posto. De Laurentiis per risalire a bordo, come il capitano di una nave alla deriva, chiama Conte. Gli cede sia timone che motore. Sono passati due anni. Sembrano un secolo. Ma una pausa utile. Conte e De Laurentiis sono ancora amici, ma costretti a dividersi. Uno scudetto ed una Supercoppa non hanno prezzo per loro due come per i tifosi. Sono sogni lodevolmente inseguiti e realizzati. Presidente e allenatore, nell’esercizio dei loro ruoli, devono però fermarsi. Due mercati per circa 335 milioni investiti e circa 245 incassati lasciano il primo buco: quasi meno 100. Le precoci eliminazioni da Champions e Coppa Italia cancellano altri possibili incassi. Mancano Osimhen e Kvara finito in panchina e oggi tra i primi in Europa. Solita frase: voleva andar via. Non si prevedono buone plusvalenze, e dire che servono, sono il 21% negli introiti annui. La squadra è tra le più stremate e anziane della serie A. Da riscattare per decine di milioni l’altra metà di Hojlund, purtroppo anche di Lucca e Lang pretesi, non usati e gettati come lame arrugginite. Che il Napoli fosse la squadra in potenza più forte c’è una prova logica. Con la bravura di Conte irriducibile ha superato un numero apocalittico di infortuni muscolari. È stato possibile alternare 28 giocatori di livello, da McTominay 3611 minuti a Lukaku 64, I preziosi De Bruyne, Anguissa, Rrahmani e Lobotka indisponibili chi per oltre 10, chi per circa 30 gare ciascuno. Nessuno sa o ha capito perché. Una misteriosa epidemia? Ora non conta più saperlo. De Laurentiis è risalito in plancia, Conte è candidato alla Nazionale. Si sono riciclati. Hanno vinto, cancellano un anno di contratto, si lasciano senza penali né livori. Da persone perbene. Fosse solo per questo, andiamo stasera ad applaudirli. Auguri a Conte, un altro azzurro lo aspetta. Uno al presidente. Per il compleanno, ma anche nella speranza che con l’aiuto di Manna ritrovi coraggio e intuito per inventare un secondo Sarri. Non vorrà proporre una noiosa normalità, vero?
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Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte, quando il calcio sbagliato divide due amici
Antonio Corbo·

Presidente e allenatore costretti a separarsi dopo scudetto e Supercoppa. Si fermano per gli insostenibili stili di gestione. Il Napoli è da ripensare con un giovane Sarri