È l'italiano più prolifico nella magra campagna europea di quest'anno, che tra le italiane ha lasciato in corsa solo Bologna e Fiorentina tra Europa e Conference League. Federico Bernardeschi - 5 reti in 11 partite - non aveva fatto così tanti gol europei nemmeno ai tempi della Fiorentina, ormai un decennio fa, quand'era ancora l'enfant prodige del calcio italiano. L'arte di rimettersi in piedi, di restare competitivo, di pretendere da sé stesso prima che dagli altri è tutta nella rivincita di questo favoloso trentaduenne che ha issato il Bologna ai quarti di Europa League dopo 28 anni (9 e 16 aprile contro l'Aston Villa). Due gol li ha segnati tra andata e ritorno alla Roma di Gasperini, coi giallorossi annichiliti da irresistibili progressioni palla al piede ma soprattutto da un grande spirito di sacrificio. All'andata, con la Roma, Bernardeschi s'è divorato la fascia su ottanta metri di campo, ripulendo palloni sporchi anche davanti alla difesa. Al ritorno, con una gara meno spettacolare ma se possibile ancora più concreta, ha messo le basi per l'epico supplementare chiuso sul 4-3, segnando con implacabile freddezza il rigore del 2-1 subito prima dell'intervallo.
Chi lo conosce non si stupisce di questa seconda giovinezza. Eppure in estate Bernardeschi era poco più di una vaga scommessa di rientro, dopo tre anni e mezzo passati in esilio a Toronto, coincisi con il temporaneo allontanamento dalla Nazionale. Nel ritiro pre-campionato poche apparizioni e molta palestra per prepararsi ai ritmi della serie A. Italiano l'ha covato con una fiducia quasi messianica: “Vedrete che le sue giocate saranno un lusso per noi”. Lo diceva anche di Immobile, che però ha fallito ed è tornato all'estero. Nel caso di Bernardeschi era tutto vero. E adesso quel lusso di cui parlava Italiano ha finito per accecare l'intoccabile Riccardo Orsolini, che il Bologna ha scoperto sacrificabile proprio nei mesi in cui si discute - ma con meno urgenza rispetto a qualche tempo fa - il suo rinnovo di contratto. Di questo dualismo Bernardeschi non ha mai voluto fare il combustibile delle sue motivazioni: in campionato ha accettato di partire quindici volte dalla panchina (e per due volte di restarci), ha superato una frattura alla clavicola (recuperando in tempi record: solo sei partite fuori) ed è tornato più forte di prima. I suoi numeri sono cresciuti paradossalmente proprio dopo l'infortunio. Nelle gare a eliminazione diretta di Europa League ha messo insieme 3 gol e 2 assist, con una produzione offensiva stabile. Bernardeschi calcia di più (oltre 2 conclusioni a gara in Europa), ma soprattutto calcia meglio: è aumentata la percentuale di tiri nello specchio e si è alzata la qualità media delle conclusioni, segno di una selezione più pulita. Anche dentro il gioco la crescita è evidente: più tocchi tra le linee, più ricezioni in zona centrale rispetto a quanto visto negli anni precedenti. Il passaggio a Bologna ha inciso anche sull’utilizzo tattico. Italiano lo ha spostato spesso dentro il campo, riducendo l’isolamento da esterno puro e aumentando il coinvolgimento nella costruzione. Bernardeschi oggi tocca più palloni nell’ultimo terzo di campo e mantiene una precisione di passaggio sopra l’80% in quella zona. Il ritorno in Nazionale resta il suo obiettivo, anche se Gennaro Gattuso non l’ha chiamato per i playoff. Bernardeschi, che faceva parte del gruppo che ha vinto l’Europeo, è in attesa. È l'italiano più produttivo in Europa, garantisce pressioni alte, recuperi nella metà campo offensiva, disponibilità a giocare in più sistemi. Non è solo una soluzione di emergenza o un suggestivo ritorno di fiamma, ma un’opzione funzionale a più scenari. Compreso quello Mondiale, se l’Italia passa gli spareggi.
