ROMA – “Mi spiace per quello che i miei figli hanno dovuto leggere su di me a inizio stagione”, dice Cristian Chivu. E così si toglie qualche sassolino dalle scarpe, tornando a quando veniva definito “stagista” e, dopo un avvio complicato in campionato, si immaginavano già i suoi possibili successori sulla panchina. “Per lo scudetto e la Coppa Italia non ho pianto, avevo pianto per la vittoria del campionato Primavera. Ora mi godo il momento”.

Un double atteso sedici anni

Nella serata più bella, in cui ha completato un double che all’Inter mancava da 16 anni, Cristian Chivu si gode il momento, senza esagerare con i toni trionfalistici. “L'Inter ha vinto due trofei, ce li siamo meritati. Abbiamo fatto una buona stagione. Siamo felici per quello che abbiamo superato, per i nostri tifosi e per la società, che ci ha sempre supportati”. E quando gli si chiede di guardare avanti, all’apertura di un possibile ciclo, invita a godersi intanto il buono che c’è. “Ora bisogna essere felici per quello che abbiamo fatto, non è mai scontato vincere due trofei, siamo felici per questo”.

Il discorso dopo Charlotte

Riavvolgendo il nastro di undici mesi, quando al Mondiale per club diceva che “anche a 44 anni si può crescere e imparare”, fa il punto: “È una vita che sono nei campi da calcio e negli spogliatoi e che cerco di capire il mondo. Sono partito dal basso. Ho imparato mille cose e mi sono servite. Ho trovato un gruppo di uomini che si mettono a disposizione l’uno dell’altro”. Quando gli si chiede di dare un voto alla sua squadra sceglie “un dieci e lode”. E come momento decisivo sceglie quel confronto franco, dopo l’eliminazione col Fluminense a Charlotte: “Quel discorso che abbiamo fatto ci è servito”.

Un gruppo di uomini veri

Parlando dei suoi calciatori, Chivu ne sottolinea il carattere e la capacità di reagire ai momenti difficili: “I giocatori hanno sempre tenuto la testa alta e hanno lavorato sodo per vincere i nostri trofei. Hanno vinto tre campionati in sei anni. Hanno dato il massimo anche in questa stagione. Un gruppo di uomini veri, che hanno capito da subito quali erano gli obiettivi e hanno superato anche momenti difficili. In Champions potevamo fare meglio, in futuro dovremo farci trovare pronti, all’altezza delle nostre ambizioni”.

Sucic guarda già al futuro

Oltre a Chivu, in conferenza stampa si è presentato Petar Sucic. Il centrocampista croato, cresciuto nel corso della stagione, sul proprio percorso all’Inter ha detto: “Per aiutare la squadra sono pronto a giocare ovunque. Posso giocare in ogni posizione. L’importante è essere utile”. E sul suo allenatore ha aggiunto: “Lui c’è sempre. Puoi parlargli della tua vita privata. È una brava persona. Noi e l’allenatore siamo stati insieme, abbiamo cominciato la stagione uniti. Sappiamo che c’è molto da fare in futuro, vogliamo vincere nuovi trofei”. E sul suo futuro ha concluso: “Voglio continuare a vincere con l’Inter”.

Marotta: giovani sì, rivoluzioni no

Guardando alla prossima estate, in cui diversi senatori saluteranno la squadra, il presidente Giuseppe Marotta ha detto: “L’anagrafe crea il destino, alcuni giocatori non ci saranno l’anno prossimo. Ma non ci sarà alcuna rivoluzione, ci sarà un inserimento graduale di giovani”. E ha aggiunto: “Andrò via prima io di Chivu da questo gruppo”. Che Sommer, Acerbi, Mkhitaryan e Darmian saluteranno è pacifico. Ma non bisogna aspettarsi una conversione totale alla linea verde. Marotta lo ha ripetuto anche dopo la vittoria matematica dello scudetto: “Le squadre di soli giovani non vincono. Ci vuole un giusto mix di freschezza ed esperienza”.

Sarri riconosce la superiorità nerazzurra

Maurizio Sarri, meno provato rispetto alla sconfitta in campionato, ha letto così la partita: “Sabato siamo andati a prenderli alti e loro ci infilavano con grande facilità. Aspettarli è stata una scelta. Al di là del possesso palla, non stavamo concedendo molto, ma abbiamo fatto due regali in occasione dei gol. E dobbiamo riconoscere di avere giocato contro una squadra tecnicamente molto più forte di noi. Viene da due finali di Champions in tre anni”. Più cupo il capitano Mattia Zaccagni: “Abbiamo affrontato una squadra più forte di noi. Quello che non doveva mancare era l’aspetto caratteriale, ma ci siamo stati solo a tratti”. Il futuro resta da chiarire Parlando del suo legame con la Lazio, il tecnico ha speso parole di affetto, senza però sbilanciarsi su quello che sarà il suo futuro. “La Lazio fa parte di quelle squadre in cui mi sono molto identificato. Altrove non mi è riuscito. Mi sento laziale. E penso che siamo migliori rispetto a come eravamo a inizio stagione. Non siamo in Europa? In questo momento sarebbe utile fare bene in Italia. Non c’è altra soluzione. E per farlo dobbiamo aggiungere qualcosa a questa rosa. Per essere competitivi ad alto livello, a noi manca roba”.