MILANO – Ha festeggiato al suo solito modo, con una sigaretta in spogliatoio. "Sì, scusate, ho soddisfatto un mio vizio", ha detto Cristian Chivu, freschissimo campione d’Italia. E a chi gli chiede se ora sia entrato davvero nella storia dell’Inter, come tecnico oltre che come giocatore, risponde: "Ma nella storia dell'Inter c'ero già prima, qualcosa da giocatore ho vinto. Sono felice per questi ragazzi, per questi meravigliosi tifosi che hanno dovuto subire la narrativa delusa dell'anno scorso, gli sfottò di chi cerca di denigrare questa società. E il merito di questa vittoria è anche di chi c’era prima di me”.

Scudetto e peso storico del traguardo

Consapevole del peso storico del traguardo raggiunto, Chivu ha sottolineato: “Questi ragazzi sono stati bravi a rimboccare le maniche, rinascere e trovare la motivazione giusta per fare una stagione competitiva. Pagina importante nella storia di questa grandiosa società. I miei ragazzi ci hanno messo la faccia, se lo meritano. Abbiamo reagito alle difficoltà, raggiungendo alla fine il nostro sogno”.

Quando nasce la consapevolezza

Ripensando al momento in cui ha capito che lo scudetto fosse davvero possibile, ha ricordato: “Avevamo l’obbligo di provare ad essere competitivi, poi la stagione è una maratona e per fortuna abbiamo fatto più punti di tutti. Abbiamo saputo reagire alle sconfitte e cercare l’obiettivo fino in fondo. Nei mesi di gennaio e febbraio, dove abbiamo fatto 14 vittorie su 15, abbiamo capito che potevamo farcela. Abbiamo superato l’eliminazione dalla Champions e la sconfitta nel derby, cercando di essere competitivi fino in fondo”.

Il lavoro dietro la vittoria

Un percorso costruito anche attraverso le difficoltà iniziali e il lavoro quotidiano: “Io non devo sprecare energie per quello che si dice su di me, io so quello che devo fare, so dove sono capitato e cosa posso dare. Ho cercato di fare del mio meglio, quello che ho imparato da giocatore, nei sei anni di gavetta nel settore giovanile e nei tre mesi al Parma, consapevole del fatto che tutto cambia in uno spogliatoio come quello dell’Inter, che devi stimolare e fare certe cose. Ho avuto la fortuna di trovare un gruppo di ragazzi meravigliosi, che lavora bene da anni, e che cerca sempre di essere competitivo: nove mesi sono una maratona, bisogna fare più punti di altri e mettere una consistenza che ti consenta di sognare”.

Identità di gioco e mentalità

Alla base del successo, secondo Chivu, c’è stata anche una precisa identità di gioco: “Abbiamo trovato diverse soluzioni in base all’avversario, bisogna capire i momenti. E’ stato un gran lavoro anche dei miei predecessori, per me è stato più semplice. Sono i bravi giocatori che ti fanno vincere”. E quando gli si è chiesto come sia stato affrontare nella corsa scudetto grandi allenatori come Allegri e Conte, ha aggiunto: “Sono grandi allenatori, hanno fatto la storia e ho solo da imparare da loro”.

Leadership e profilo umano

Sul proprio ruolo e sui meriti personali, il tecnico ha preferito spostare il focus sul gruppo: “Non parlo di me. Umanamente sono atipico, qualche anno fa ho dovuto parlare con me stesso di una questione di vita o di morte e ho perso l’ego. Cerco di capire i momenti per l’esperienza che mi sono fatto sulla gestione di un gruppo e di non fare errori che magari ho subito da giocatore. Ho cercato di essere empatico, umano e di non pensare a me stesso. Penso solo a quelli che mi vogliono bene e cerco di dare il massimo per loro. Magari tra un mese vengo messo in discussione, bisogna accettarlo con il sorriso e fare del nostro meglio. Anche il mio staff merita ringraziamenti”.

Il legame profondo con l’Inter

Il legame con l’Inter resta però il filo conduttore della sua storia, come emerge parlando del suo passato in nerazzurro: “Credo che 19 anni in questa società rispondano a questa domanda. Per me vale tanto, vale tutto. Le mie figlie sono nate a Milano, sono in questa città da quasi vent’anni e sono felice di aver potuto vincere da giocatore e di essere l’allenatore di questa squadra e di riuscire a vincere”.

Lo sguardo già alla Coppa Italia

Nonostante il titolo appena conquistato, Chivu ha mantenuto l’attenzione sugli obiettivi ancora da raggiungere: “Non voglio essere ipocrita, ma sto pensando alla finale di Coppa Italia. Giusto che i giocatori stiano in campo a festeggiare, oggi potevamo chiudere il discorso davanti ai nostri tifosi e ce l’abbiamo fatta. Merito loro e di questa società, che ha sempre cercato di dare conforto e quello di cui avevamo bisogno”.