BERGAMO – Per diventare l’eroe di Atalanta-Lazio, Edoardo Motta è passato due volte attraverso le sliding doors. A fine gennaio, la Lazio ha ceduto Christos Mandas al Bournemouth (con Sarri contrario) e lo ha ingaggiato dalla Reggiana per 1,2 milioni di euro. A marzo, Motta è diventato titolare per l’infortunio di Ivan Provedel. Sei partite in campionato, tre gol subiti, e infine la chance a Bergamo nella semifinale di ritorno della Coppa Italia dove, dopo il miracolo compiuto su Scamacca nel finale, ha neutralizzato quattro rigori su cinque nella serie finale, tenendo in piedi la sua squadra che era partita con due errori (Nuno Tavares e Cataldi). Motta aveva già parato un rigore in campionato a Bologna a Orsolini. “Se andiamo a vedere ha delle statistiche impressionanti: cinque rigori parati su sei da quando è con noi”, ha sottolineato Maurizio Sarri. Chi è Edoardo Motta Nato a Biella, 21 anni compiuti a gennaio, alto 194 centimetri per 90 chili, Motta è cresciuto nel settore giovanile della Juventus, la squadra che, paradossalmente, quest’anno ha avuto problemi con i suoi portieri ed è in procinto di ingaggiare l’esperto Alisson dal Liverpool. Eppure la Juve scoprì Motta nel 2016, quando Edoardo aveva 11 anni ed era alla Soccer Spartera, a Casale. Prima aveva giocato a Cossato e preso parte a stage per piccoli numeri 1. Il modello Cech, il mito Buffon Il su primo modello, ha raccontato, è stato Peter Cech. Tifoso juventino con il mito di Buffon, dopo cinque anni nel vivaio la Signora l’ha mandato in giro a farsi le ossa: nell’Alessandria dove ha giocato in Under 16, nel Monza, dove è passato all’Under 17, quindi nella Primavera della Reggiana. Quest’ultimo club lo ha riscattato alla fine di quella stagione, lo ha inserito in prima squadra nel 2024-2025 (due presenze in B), poi lo ha lanciato titolare al posto di Bardi quest’anno. Motta ha bruciato le tappe, ha giocato 20 partite in B nella prima parte dell’annata e poi a gennaio, come detto, è passato alla Lazio. Pregi e difetti: maturità, posizione tra i pali, gioco con i piedi Chi lo conosce lo racconta come glaciale. Ha il sangue freddo, non si scompone mai. Ha 21 anni, ma è già molto maturo. Questa è la sua forza. Quando si è presentato a Roma ha colpito tutti anche per l’abilità con le parole: usa termini ricercati, pesa ogni vocabolo. Dopo aver parato il rigore a Orsolini, contro il Bologna, ha raccontato di aver pensato subito alle possibili infrazioni che poteva rilevare l’arbitro perché aveva i compagni addosso che lo festeggiavano. Pregi e difetti? Secondo lui, la sua miglior dote è la posizione tra i pali. Può migliorare con i piedi. Avrà il tempo per farlo.