Che il problema del calcio italiano sia la base è evidente e lo racconta benissimo l'ultima analisi del Cies, l'istituto di studi sullo sport che ha sede a Neuchâtel, in Svizzera: è stato preso in esame quanto i club abbiano incassato, negli ultimi dieci anni, dalla cessione dei giocatori fatti in casa. È una classifica in cui l'Italia praticamente non c'è. I 288 milioni dell’Atalanta, Kean arricchisce la Juve L'unica delle nostre a trovarsi in una posizione minimamente accettabile è l'Atalanta, quattordicesima (lo studio riguarda le società di tutto il mondo) con 288 milioni ricavati dalla vendita di 38 calciatori, poi il vuoto, con la pallida eccezione della Juventus che, sfruttando soprattutto i ragazzi lanciati attraverso l'under 23, si trova al venticinquesimo posto e diventa diciannovesima, prima delle italiane, se si guarda solo alle ultime cinque stagioni. Il 20 per cento dei 237 milioni che i bianconeri hanno ricavato dai ragazzi del vivaio viene però da Kean, venduto per due volte, la prima all'Everton nel 2019 e la seconda alla Fiorentina nel 2024.
L’esempio virtuoso dell’Empoli
Le altre italiane sono lontanissime, a conferma che le risorse del settore giovanile sono considerate marginali nel bilancio di un club: rendono come uno sponsor di secondo livello. L'Inter ha ricavato 136 milioni in dieci anni, l'Empoli 133 (questo è però un esempio virtuoso, visto il fatturato della società toscana), la Fiorentina 126, la Roma 98, il Genoa 91 e il Milan 91, il Verona 73. Nessun altro rientra tra le prime cento. Benfica e Ajax, un modello In cima ci sono due società che campano sulla bontà del loro settore giovanile, il Benfica e l'Ajax, che grazie alle cessioni dei prodotti di casa hanno incassato rispettivamente 589 e 454 milioni, quindi tra i 45 e i 58 milioni a stagione: è come se partecipassero ogni anno alla Champions League. Ma anche i club più ricchi sanno usare le loro accademie come risorsa, al contrario di quello che accade da noi: ai fatturati ormai quasi miliardari contribuiscono non soltanto incassi, diritti tv e sponsor, ma anche il buon lavoro di tecnici e istruttori. Il Chelsea, società spendacciona come altre, ha incassato 442 milioni con i giocatori che si è costruita, ma stanno in alto anche il City (404), il Real (395) o il Psg (306), mescolati a società che sul vivaio sono all'eccellenza come Lione e Sporting (nessuno meglio di Francia e Portogallo, in questo ambito), mentre i primi extraeuropei sono i brasiliani del Palmeiras, seguiti dal River Plate.
Il caso Barcellona, i cui giovani valgono mezzo miliardo
La statistica, che considera come giocatori del vivaio quelli che hanno militato nel club per almeno tre stagioni tra i 15 e i 21 anni, non comprende la società che dai suoi talenti ha creato il valore più alto, vale a dire il Barcellona, che sarebbe primissimo al mondo se solo si azzardasse a vendere Lamine Yamal, Fermin, Pedri o Cubarsì, giusto per citare quattro dei tanti ragazzi della Masia oggi in prima squadra. Non è azzardato dire che, se finissero sul mercato, potrebbero arrivare a rendere mezzo miliardo. È così che si diventa ricchi, e quindi forti.
