E ora? La campagna elettorale per la Federcalcio inizierà ufficialmente tra 40 giorni. Ma la ricerca del nome giusto a cui affidare le chiavi del calcio italiano è già partita. E Gabriele Gravina, dopo aver ceduto alle pressioni dimettendosi, non vuol rinunciare all’idea di incoronare il suo successore. Ha appurato di godere ancora del sostegno della maggioranza delle forze del calcio e studia la prossima mossa. Candidare Giancarlo Abete, da sempre il suo punto di riferimento politico in federazione, è una tentazione. Ma più forte è l’idea di consumare la vendetta nei confronti di chi ha spinto per le sue dimissioni: il ministro Andrea Abodi, un tempo suo alleato al punto che Gravina ne sostenne la candidatura a presidente Figc nel 2017, senza successo. Per questo, il n. 1 federale potrebbe anche trattare un accordo con l’altro candidato all’orizzonte, Giovanni Malagò. Un altro che si è sentito tradito da Abodi: il ministro un anno fa gli ha negato la deroga per un quarto mandato al Coni, tra i due è calato il gelo. Ecco perché Gravina è al bivio: imporre Abete o dirottare il suo bacino di voti proprio su Malagò. In fondo, anche per arrivare al vertice della Federcalcio, nel 2018, Gravina si blindò con un accordo con il suo sfidante Cosimo Sibilia.

Il ruolo di Malagò

Malagò, dal canto suo, si è già mosso in queste ore. Ha già avuto contatti con presidenti e calciatori, raccogliendo aperture entusiaste da più di un club di serie A. Non solo da De Laurentiis, che per lui si è speso pubblicamente. L’idea lo affascina e rappresenterebbe un ritorno nel mondo dello sport dalla porta principale, in attesa di capire se decollerà il progetto delle Olimpiadi a Roma, sua antica ossessione. L’ex capo dello sport italiano vinse da underdog la corsa al Coni nel 2013 staccando sul traguardo il favoritissimo Raffaele Pagnozzi. Ci è rimasto dodici anni, chiudendo il proprio percorso olimpico da presidente della Fondazione Milano Cortina. Ora una nuova sfida. Sulla carta Malagò, che guidò la A da commissario otto anni fa, non avrebbe i voti per vincere. Ma il 13 maggio, quando si chiuderà il termine per depositare le candidature, potrebbe presentarsi già con una maggioranza solida, con l’appoggio dei fedelissimi di Gravina — Dilettanti, calciatori e allenatori — ma anche della serie A. Bruciando, di fatto, eventuali velleità di altri. A partire dal presidente della Lega Pro Matteo Marani, stuzzicato non poco dall’idea di succedere a Gravina che prima ne fu padre politico, poi rivale.

La candidatura possibile di Albertini

Poi certo, c’è ancora chi spera che i giochi non siano fatti. Ad esempio, i calciatori coltivano non troppo segretamente l’idea che finalmente tocchi a uno di loro. E il nome sul tavolo è già pronto: quello di Demetrio Albertini, già vice presidente nella Federcalcio a guida Abete dal 2007 al 2014 e poi a capo del settore tecnico della Figc dal 2019 al 2021. L’ex centrocampista del Milan sa che per avere davvero speranze la sua candidatura deve essere presentata da una componente forte. Quando un nome è stato indicato dall’Assocalciatori, il sistema si è chiuso a riccio per respingerlo: l’ha sperimentato lui stesso nel 2014 e Damiano Tommasi nel 2018. Discorso diverso però se a presentare Albertini fosse la Lega Dilettanti. Le mosse del Governo Ma attenzione, perché l’idea del commissario, neutralizzata da Gravina con la convocazione di nuove elezioni, non è ancora tramontata. Il ministro Abodi, investito della missione direttamente dai vertici del governo, ha incassato il “no” al commissariamento del presidente del Coni Buonfiglio, ma non si è arreso. E una strada ci sarebbe: lavorare perché l’elezione si tramuti in un nulla di fatto. È successo a gennaio 2018, dopo la prima esclusione dai Mondiali: tre candidati alla presidenza a contendersi il voto — erano Damiano Tommasi, oggi sindaco di Verona, Cosimo Sibilia e proprio Gabriele Gravina — e nessuno capace di prendersi neanche la maggioranza semplice. Così l’allora presidente del Coni Malagò fu costretto a commissariare la Federcalcio che non sapeva darsi un timoniere. Un precedente chiarissimo alla politica