Bergamo - L’Italia deve vincere per tornare al Mondiale dopo 14 anni: tutto sulle spalle del ct? Gattuso è preparato a questa situazione: “Sono sette mesi che sento nella testa ogni mattina, quando mi sveglio, le stesse parole: portaci al Mondiale, portaci al Mondiale. Questa è la partita più importante della mia carriera da allenatore, ma mi sono preparato e non sto pensando alle cose che vanno male. Sto pensando in positivo, in grande: ce la giocheremo”.

"Loro bravi sui palloni lunghe, serve lo stesso veleno”

L’Irlanda del nord, spiega, non va assolutamente sottovalutata: “Dobbiamo sapere affrontare quello che fanno bene, sui lanci lunghi del portiere di 70-80 metri, sulle seconde palle. Su ogni pallone, dal primo all’ultimo, sono avvelenatissimi. Ai giocatori ho chiesto di avere il loro stesso veleno”. La tattica non è dunque un aspetto secondario: “I ragazzi lo sanno. D’accordo le cene e le telefonate, ma abbiamo parlato anche di calcio. Evoluti come sono oggi i calciatori, guardano partite e sistemi tattici. Sanno annusare il pericolo”.

Qualche pillola per dormire

Per riuscire a dormire, ammette, ha avuto bisogno di qualche pillola: “Devo ringraziare il nostro nutrizionista Pincella. Senza il suo aiuto, alle quattro e mezza-cinque del mattino sarei stato un pipistrello”. I rigori sono un’eventualità, per quanto si speri di risolvere la partita prima, ovviamente a favore dell’Italia: “Li hanno provati tutti, tre a testa. In partita il rigorista è Retegui”. Ai tifosi italiani il ct trasmette un messaggio semplice: “Che dipende innanzitutto da noi: non possiamo chiedere nulla. Siamo artefici del nostro destino. Se daremo la sensazione di essere padroni del campo, tutto verrà di conseguenza”.

I play-off persi non sono una ossessione

I play-off persi dalla Nazionale con Svezia e Macedonia del nord non sono un’ossessione: “Non avevo bisogno di guardarli, li ho nella mia testa. Nel calcio un pizzico di fortuna ci vuole sempre, il rigore di Jorginho all’Olimpico ha indirizzato la partita in un senso, la spizzata di Ambrosini nei quarti di finale della Champions che vincemmo col Milan nel 2003 nell’altro. Ma quello è il passato, ora dobbiamo pensare a domani.” In attacco ci sono tre centravanti di ruolo a disposizione: la coppia titolare Kean-Retegui e la loro alternativa Pio Esposito: “Le scelte sono facili, tanto so che i cambi possano cambiare la partita, sono tranquiilo su questo. E c’è anche Raspadori”. “Contento degli infortunati che sono rimasti” Il Mondiale è l’ovvia bussola sa seguire: “Per l’Italia è stato uno schock non partecipare per due volte di seguito. Le responsabilità sono nostre, non certo dei tifosi. L’obiettivo è di tornare dove siamo sempre stati e la preparazione va fatta a tutti livelli, tecnico, tattico, fisico e mentale”. Per lui, Gattuso lo ribadisce, il senso di responsabilità è enorme: nemmeno nella finale del Mondiale 2006 era stato così: “Le partite da calciatore quasi non le ricordo più, ho smesso da tanto tempo. Ma le responsabilità di un allenatore sono moltiplicate per mille. Mi conforta il fatto di vedere che giocatori che non stavano in piedi siano qui. Mi diverto in campo con loro, forse sono riuscito ad avere un rapporto in cui mi piace anche cazzeggiare, passatemi il termine. Ma c’è rispetto dei ruoli e tutto questo poi va messo in campo, per raccogliere quello che stiamo seminando”. La differenza, conclude, la deve fare la capacità di soffrire: “Se saremo stati bravi, capiremo che all’interno della partita ci sono due parti: quella con la palla e quella senza e nella seconda dovrà emergere la capacità di soffrire”.