ROMA – La pressione si è fatta insostenibile, non solo per le uova che hanno centrato la facciata della Federcalcio. L’ennesimo fallimento, seguito dalle critiche per le uscite spericolate contro lo sport dilettantistico, non lascia alternative a Gabriele Gravina: oggi, di fronte alle componenti riunite alle 14.30 in via Allegri, il presidente della Figc si dimetterà.
Le dimissioni di Gravina
La decisione finale la prenderà solo stamattina. Impossibile però resistere ancora, con un altro Mondiale da guardare da casa. «Ho la coscienza a posto», ha detto ieri ai fedelissimi. Ora è pronto a lasciare la poltrona come gli ha chiesto il ministro per lo Sport Abodi. Ma ha già in serbo la mossa successiva, il colpo di coda del Gattopardo: convocare, subito, nuove elezioni, a luglio (circola la data del 2). Così Gravina — rieletto 14 mesi fa con quasi il 99 per cento dei voti dal calcio italiano — potrebbe diventare il kingmaker del suo successore: incoronando al suo posto Giancarlo Abete, l’uomo di cui è stato sostenitore fino al 2014, e che poi ha imposto alla guida della Lega Dilettanti del calcio.
Abete il possibile successore
Abete, 75 anni, tre più di Gravina, è già stato al timone della Federcalcio: la lasciò dopo l’eliminazione al primo turno dall’ultimo Mondiale a cui hanno partecipato gli azzurri, 12 anni fa. Sarebbe il modo per mantenere l’asse attuale rinnovando formalmente il vertice. Più difficile che possa essere lo stesso Gravina a ricandidarsi. Ma resta il concetto: cambiare perché nulla cambi, come l’ultimo dei Gattopardi. Governo e ministro spingono invece per una soluzione estrema: il commissariamento della Federcalcio, posizione su cui Abodi avrebbe ottenuto l’appoggio della premier Meloni. Attualmente però lo spazio di manovra in questo senso è molto stretto: lo Statuto del Coni lo permette solo per gravi violazioni, irregolarità amministrative, paralisi dei campionati o del funzionamento della federazione. Servirebbe che a chiederlo fossero proprio le componenti del calcio italiano, le leghe di serie A, B e C, dilettanti, calciatori, allenatori. Uno scenario quantomeno improbabile, se non del tutto inverosimile, al netto delle pressioni in atto in questo senso. Il ritorno dalla Bosnia E pensare che Gravina e Abodi sono stati compagni di viaggio anche nel ritorno dalla Bosnia. Più che per scelta, per necessità: l’aereo di Stato con cui era sbarcato il ministro, uno degli ultimissimi acquistati dal nostro paese, e su cui avrebbe dovuto prendere posto anche il presidente del Coni Buonfiglio, ha avuto un guasto a un monitor. Così Abodi, che a Buonfiglio voleva avanzare l’ipotesi commissariamento, ha dovuto chiedere un passaggio alla Federcalcio per non restare a terra: ma su quel volo atterrato alle 6.30 della mattina di ieri non c’è stato spazio per le richieste. O le recriminazioni. Le colpe della politica Una volta lasciato il feudo della Figc, Gravina infatti si toglierà i sassolini rimasti nelle scarpe, scaricando una quota parte del disastro azzurro sulla politica: non aver consentito di scrivere norme per favorire l’impiego di giovani (ad esempio una tassazione più favorevole per abbattere il costo dei contratti degli under italiani e incoraggiare gli investimenti sui talenti azzurri). Aver negato la restituzione di una percentuale sugli introiti delle scommesse per investimenti nei settori giovanili e nelle infrastrutture, non aver snellito le procedure per realizzare stadi nuovi, non aver messo un euro del Pnrr nello sport. Agli occhi di Gravina, lui e questo governo — e quindi il ministro per lo Sport — sono compagni di viaggio anche nella sventura sportiva. Le elezioni federali Il calcio, in ogni caso, si prepara alle elezioni. E se in Lega serie A il nome di Malagò circola (lo ha evocato Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ma non è l’unico a pensarci), ogni componente avrebbe il proprio uomo. Il presidente della serie C Matteo Marani, ad esempio, che quando è stato eletto ha avuto il forte sostegno di Gravina, vorrebbe approfittare dello stallo per avanzare la propria candidatura. E qualcuno, anche tra i dirigenti di club, sta suggerendo che sia arrivato il momento di un calciatore: dopo l’idea Del Piero di un anno fa, potrebbe essere arrivato il momento di provarci anche per Demetrio Albertini. Non sono mancate anche iniziative almeno folcloristiche: c’è chi sussurra che il presidente della Lazio Lotito, senatore di Forza Italia, avesse avviato, ore prima della interrogazione parlamentare, una raccolta firme in Senato per chiedere le dimissioni di Gravina. O che un gruppo di parlamentari stesse lavorando a un disegno di legge per commissariare la Figc: l’intervento di un ministro avrebbe evitato che si facessero passi avventati, evidenziando non solo l’incostituzionalità della manovra, ma anche il rischio che Uefa e Fifa potessero escludere l’Italia dalle coppe europee per ingerenze politiche.
