Mettere insieme i cocci. Trasformare i traumi in energia, come nel Kintsugi, l’arte giapponese di riparare le ceramiche con lacca d’oro. Questo deve fare Cristian Chivu con i giocatori che più hanno accusato l’urto dell’eliminazione dell’Italia contro la Bosnia: Dimarco, che prima della partita esultava all’idea di affrontare Dzeko e compagni; Bastoni, che facendosi espellere ha indirizzato la gara e che ora il suo allenatore difende così: «Ha lasciato Appiano in stampelle e tre giorni dopo era in campo», salvo poi ammettere che del futuro del numero 95, corteggiato del Barcellona, non c’è certezza: «Fin quando sarà qui, darà il cento per cento, che siano due mesi o due anni»; Pio Esposito, che ha sbagliato il primo dei rigori che hanno condannato l’Italia: «Mi ha detto che è stato lui a chiedere di calciare. Ne sbaglierà altri, ma è un buon segno per lui e per l’Italia».
La riunione dei giocatori
Il tecnico rumeno ha bisogno di tutti, al massimo delle loro possibilità, questa sera in campo a San Siro contro la Roma, sapendo che domani al Maradona si sfideranno le due inseguitrici, Napoli e Milan. Anche per questo ha benedetto la riunione spontanea dei suoi calciatori di venerdì. Un incontro informale, ad Appiano Gentile, a cui lui non ha preso parte, per serrare i bulloni e difendere i sei punti di vantaggio nella corsa scudetto.
“La gogna mediatica contro l’Inter”
A parlare con i compagni è stato anzitutto capitan Lautaro, che questa sera tornerà in campo a San Siro, dove manca da Inter-Juve del 14 febbraio. Per l’occasione Chivu, presentando il match con la Roma, ha rispolverato i toni polemici di quella notte: «Dopo la Juve si è creata una gogna mediatica. Quando si tratta dell’Inter, va così. Poi, quando ci sono episodi a nostro sfavore, non si dice mai nulla. Noi accettiamo tutti i pensieri, storicamente chi è primo in classifica è più odiato».
Gasperini punge la società
Ugualmente urticanti, ma rivolte all’interno della società giallorossa, sono state le parole di Gasperini sul proprio futuro: «Mi auguro che si possa continuare un percorso dove tutte le componenti devono essere soddisfatte. Intanto affrontiamo l’Inter, poi a luglio non lo so», ha detto. Contro l’Inter da allenatore il Gasp ha vinto cinque gare su trentacinque. Non gli succede da sedici partite. L’ultima volta risale all’11 novembre 2018. Sa di dovercela fare, se vuole tenere vive le speranze di qualificazione in Champions, che con un atteggiamento da volpe con l’uva ha definito «un obiettivo amministrativo, economico».
All’andata, sei mesi fa, la sua Roma contro l’Inter ha perso senza demeritare. Decisivo, in negativo, fu il flop di Dovbyk sottoporta. Oggi al suo posto c’è Malen, che è di un’altra categoria già di per sé, e che finalmente potrà essere supportato dalla qualità e dalla fantasia di Soulé, pronto a rientrare dopo un mese e mezzo di infortunio. Come Chivu, anche il Gasp si trova a dover gestire la sofferenza degli azzurri reduci dalla notte di Zenica. Ma sono diversi i protagonisti: Gian Piero è più sergente e meno psicologo di Cristian, Mancini quantomeno la sua partita l’ha giocata tutta e Cristante, che pure un rigore lo ha sbagliato anche lui, ha l’età e l’esperienza per passarci sopra.
