Non c'è tifoso della Juventus che condividerà questa considerazione di Luciano Spalletti: «Abbiamo disputato una grande stagione che non è diventata grandissima soltanto perché qualche episodio ci ha penalizzato. E comunque siamo in Europa League». I più definirebbero piuttosto l'annata mediocre, che diventerebbe passabile se i bianconeri acchiappassero la Champions per la coda, puntando sulle sventure di almeno due delle squadre che li precedono, oltre naturalmente a vincere il derby.
I limiti della Juve mai risolti
La sconfitta con la Fiorentina, però, dice della Juve più di tante vittorie o degli squarci di bel gioco con cui Spalletti aveva elettrizzato giocatori, pubblico e dirigenti, radunando attorno a sé consenso unanime. Lucio rivendica la crescita collettiva e la formazione di una mentalità più moderna, ma certi limiti se li è portati appresso fino a ieri: lo 0-2 con la Fiorentina, che ha vinto facile senza neanche pestare il piede sull'acceleratore e ha dedicato la vittoria a Fabiano Parisi, infortunatosi seriamente al ginocchio, somiglia a tante altre partite vuote (Lecce, Lazio, Sassuolo o Verona giusto un paio di settimane fa) che la Juve ha giocato prima con distratta leggerezza e poi con l'ansia addosso, senza saperle gestire prima di tutto sul piano mentale, più penalizzante dei limiti tecnici, logorata da una pressione che qui è però la norma.
Spalletti: “Parlerò con Elkann”
Su questo fronte il lavoro di Spalletti non ha attecchito, la classifica ne è una conseguenza e conseguenze potranno esserci se la Juventus retrocederà davvero in Europa League, completando un triplete all'incontrario centrato fallendo sul piano caratteriale tutti gli appuntamenti decisivi. «In settimana parlerò con John Elkann», ha anticipato l'ex ct: non ci sarebbe niente di strano, visto che i due si sentono con regolarità, ma è chiaro che in questi momenti ogni colloquio ha un peso diverso.
«L'analisi la devo fare prima di tutto su me stesso, perché devo presentare di più di quello che ho presentato. Se il livello è questo, dovrò parlarne in maniera più approfondita perché racconta quello che siamo e soprattutto quello che sono io che porto a giocare la squadra così». Comolli sotto esame La sensazione è che qualcosa succederà, perché questa sconfitta è squassante. Difficilmente tra Comolli e Spalletti resteranno entrambi (i rapporti tra i due sono gelidi), ma se il dirigente è sotto esame sia per la disastrosa e dispendiosa campagna acquisti estiva (Openda e David non hanno giocato un minuto neanche ieri) sia per la difficoltà a tenere le redini di una società così complessa, l'allenatore continua a godere della fiducia della dirigenza e soprattutto di Elkann. Però potrebbe essere lui a fare un passo indietro, se le analisi che sta facendo porteranno a certe conclusioni.
Tutto è rinviato alla settimana prossima, e se Spalletti prova a tracciare un giudizio che vada oltre il risultato, sarà il risultato l'inappellabile giudice finale. D'altronde, «bisogna tornare a scuola perché ancora non siamo pronti». Con quale maestro? E quale preside?
