Vent’anni dopo Calciopoli, un’altra inchiesta della magistratura coinvolge un designatore arbitrale. Uno dei filoni di quell’indagine, istruita dalla Procura di Napoli, fu definita con rito abbreviato davanti al giudice Eduardo De Gregorio: sette degli undici imputati furono assolti. Fra questi c’era un arbitro in carriera, da un paio di stagioni in serie A: Gianluca Rocchi. «Le prove portate in giudizio dall’accusa non erano adeguate a sostenere la condanna», spiega De Gregorio, appassionato di calcio e tifoso del Napoli, dagli inizi di febbraio in pensione al termine di una carriera che lo ha visto anche pubblico ministero, consigliere di Cassazione e infine presidente di sezione in Corte di Appello. Che pensa di quello che sta accadendo in queste ore nel mondo del pallone, giudice De Gregorio? «È troppo presto per commentare una notizia che, in questa fase, fa riferimento solo a un invito a comparire. L’indagine è appena agli inizi, dovrà seguire i tempi e i ritmi del procedimento penale». Secondo lei con Calciopoli si è persa un’occasione per cambiare il sistema? «Sicuramente sì. E non è stata neanche l’unica. Il calcio purtroppo ha dimostrato di non essere in grado di rinnovarsi». Come allora, il caso esplode con un Mondiale alle porte. Nel 2006 l’Italia era qualificata e alla fine vinse il titolo, stavolta invece... «L’esclusione dai Mondiali per la terza volta è proprio una delle conseguenze dell’incapacità del mondo del calcio di rigenerarsi. È un ambiente che, evidentemente, non riesce a trovare la strada per cambiare. Basti pensare che fino a qualche giorno fa in Federazione c’erano gli stessi dirigenti di quando, nel 2022, la Nazionale fallì la seconda qualificazione consecutiva. Oggi vedo che è stato candidato Giancarlo Abete, che è stato presidente federale fino al 2014». Visto ciò che sta accadendo in queste ore, è stata una scelta giusta indicare Rocchi come designatore? «In quanto assolto era legittimato sia a continuare ad arbitrare, sia ad assumere incarichi dirigenziali. Poi si possono fare valutazioni di opportunità, ma non spettano a noi». Rispetto agli anni di Calciopoli, nel 2017-2018 è stato introdotto il Var. Le polemiche però sono addirittura aumentate. Lei come lo spiega? «Trovo che il Var sia stato sopravvalutato. Ha funzionato più come uno strumento per togliere responsabilità all’arbitro di campo. Personalmente, sulla tecnologia ho una mia idea». Quale? «Andrebbe recuperato il ruolo dell’arbitro di campo, anche attraverso il concetto della inoffensività: un’irregolarità che non produce pregiudizio a una delle due squadre non dovrebbe essere sanzionata. Se un giocatore è in fuorigioco di una spalla o di un’unghia, ma la sua posizione non determina una giocata realmente a favore oppure in danno di una delle formazioni, non si fischia». Fuori dai Mondiali e con un’inchiesta appena iniziata, il calcio italiano riuscirà a cogliere quell’occasione persa venti anni fa? «Sono francamente molto pessimista. L’esperienza ci insegna, non solo nello sport, che i processi non cambiano il corso delle cose. È la società a dover trovare in sé stessa le motivazioni e le condizioni per migliorarsi». Quale strada andrebbe seguita, a suo parere? «Un rinnovamento radicale di vertici e mentalità, tanto in Federazione, quanto in Lega. Magari con calciatori ai vertici, così che possano mettere a disposizione la loro esperienza». E per gli arbitri? «Non saprei. Ricordo solo che il sorteggio integrale fu introdotto per una sola stagione, poi non è stato più riproposto. Era il 1984-85, lo scudetto fu vinto dal Verona».
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Il giudice di Calciopoli: “Occasione persa, il sistema non sa rinnovarsi. L’indagine andrà avanti”
Dario Del Porto·

Intervista a Eduardo De Gregorio, che assolse Rocchi nel filone napoletano dell’inchiesta: “Allora non c’erano prove per sostenerne la condanna”