Zenica – Gigi Buffon è al suo terzo spareggio mondiale. Ottimo il primo, Mosca 1997. Doloroso il secondo, Milano 2017. Certi ricordi sono davvero indelebili e in tutti questi giorni a Coverciano il campione diventato dirigente aveva l'aria concentrata, decisamente seria. La solitudine dei numeri uno è la vita del portiere. Se salvi la partita, hai fatto il tuo dovere. Se sbagli, è solo colpa tua. Soprattutto in uno spareggio mondiale hai in mano il risultato, non ci sono alternative. Lui ha cominciato prestissimo a capire il senso del mestiere. Debuttò in serie a 17 anni nel Parma, e non prese gol dal Milan di Capello. In Nazionale il destino da predestinato lo chiamò in causa a 19 anni: si fece male Pagliuca a metà del primo tempo, Cesare Maldini gli fece un cenno e il giovane Gigi entrò a freddo. In tutti i sensi. 29 ottobre 1997. C'era la neve a Mosca e l'Italia con la Russia si giocava il Mondiale di Francia: 1-1 il risultato e mezza missione compiuta in attesa della partita di ritorno a Napoli, dove con un gol di Casiraghi si sarebbe presa il biglietto per Parigi. A San Siro con la Svezia invece andò male, vent'anni dopo: 0-0, così lo 0-1 dell'andata a Solna annullò il nuovo viaggio in Russia, per giocare il Mondiale di Putin.
Una sfida senza alternative
Ora Buffon non gioca più in porta. A 48 anni è un dirigente della Figc e del Club Italia. Il Dirigente della Nazionale. L'uomo che ha detto no all'ipotesi di uno straniero ct, il portoghese José Mourinho, dopo l'addio a Spalletti. L'uomo che ha suggerito al presidente federale Gravina la scelta di Gattuso come commissario tecnico. Da Mosca a Zenica, quasi 29 anni dopo, Gigi para di nuovo in uno spareggio per il Mondiale. Senza alternative, dopo due edizioni saltate dall'Italia, inciampata ai play-off. Ha messo lui la faccia nell'operazione America 2026. Dispensa ottimismo e fiducia: "Non serve vedere fantasmi. Questa squadra è forte. Dobbiamo essere consapevoli di questo e della nostra storia".
La missione da completare
C'è la neve anche in Bosnia, come in Russia nel 1997. Buffon ha preparato per mesi i giocatori alla missione, insieme a Gattuso. Lo ha accompagnato sempre, nei viaggi e nei discorsi per fare sentire ai calciatori che la Nazionale è importante quanto il club, in questo caso anche di più. Messaggio ricevuto: hanno fatto di tutto per esserci, anche quelli che erano pieni di dolori e stavano così e così. E adesso? "Adesso speriamo di raccogliere i frutti del lavoro", diceva serio e un po' scaramantico l'ex campione diventato dirigente a chi lo incrociava a Coverciano e gli chiedeva di essere rassicurato sull'esito di questi tormentati play-off. La missione è cominciata bene con l'Irlanda del nord, adesso va completata.
Zoff, Gigi e Gigio: tre capitani in porta
C'è un filo ideale che lega Buffon al passato, al presente e si spera anche al futuro della Nazionale al Mondiale. Lui la coppa del mondo la levò al cielo di Berlino, otto anni dopo il debutto di Mosca, e in Nazionale restò fino a 40, da perfetto erede di Zoff quarantenne eroe di Spagna '82. Sembravano record insuperabili, come tuttora lo sembra il primato delle presenze, 176. Invece oggi Dino e Gigi parano per interposta persona.
Buffon e Donnarumma
Donnarumma ha esordito in A quando ancora non aveva 17 anni e nell'Italia a 17 e mezzo, facendo staffetta proprio col suo mentore: era un'amichevole con la Francia, quella sera a Bari nacquero il Var e il terzo grande futuro portiere capitano della storia azzurra. Ora il ragazzo è un uomo. Ha già 80 presenze alla boa dei 27 anni, da un Milan crepuscolare è partito per Parigi e da lì per Manchester, ha fatto vincere una Champions al Psg e un Europeo alla Nazionale, parando anche i rigori. Però non ha mai giocato un Mondiale, ha perso dolorosamente due spareggi. Il primo dalla panchina, con la Svezia nel 2017, in campo c'era Buffon. Il secondo a Palermo, per quel destro imparabile del macedone Trajkovski all'ultimo minuto. Ora il terzo, in Bosnia, può essere la catarsi. Gigi e Gigio qui a Zenica si giocano tanto, sotto l'ombrello di Gattuso. Buffon non voleva trasformarsi in bandiera da esibire qua e là, reclamava un ruolo da dirigente operativo. Oggi, serio e corrucciato, affronta il suo terzo spareggio mondiale.
