Torino – La delusione non porta alla rivoluzione, per il momento: l’obiettivo di John Elkann è di mantenere la Juve il più possibile simile a quello che è, mediando tra la posizione di Comolli e quella di Spalletti, sempre distanti assai (specie dalla prospettiva dell’allenatore), e provando a salvare capra, cavoli e soprattutto conti, visto quanto costerebbe l’ennesimo ribaltone tecnico e societario. L’amarezza per il fallimento dell’ultimo obiettivo rimasto era stata già metabolizzata da una settimana, servita anche per gli incontri bilaterali (Spalletti-Comolli e Spalletti-Elkann specialmente) di introduzione al tavolo di confronto che potrebbe esserci già domani, o comunque a stretto giro: lì si capirà se il lavoro diplomatico avrà attecchito o se certe distanze rimarranno incolmabili, al punto da mettere a repentaglio una costruzione serenamente condivisa del futuro.
Fatta per Alisson, Spalletti vuole anche Salah
Intanto, la prima pedina sta per andare a dama: è cosa fatta l’ingaggio di Alisson, voluto e anzi convinto da Spalletti, che assieme al portiere sta provando fare pressione anche su Salah. Si punta sul fatto che l’egiziano sceglierà la sua nuova squadra soltanto dopo il Mondiale e dunque c’è il tempo per persuaderlo. Il fallimento della Champions però non aiuta: se mira ai soldi e a un calcio meno frenetico, Salah andrà in Arabia, se invece ha ancora ambizione, l’Europa può offrirgli qualcosa che la Juve non ha. C’è stato anche un tentativo per Robertson, che però andrà al Tottenham.
Spalletti e Comolli, opposti che non si attraggono
Spalletti e Comolli sono due poli opposti, che però non si attraggono. Ora si tratta di vedere a cosa il dirigente francese, che sta piazzando i suoi uomini in tutti i settori chiave del club, è disposto a rinunciare per dare all’allenatore il peso decisionale che reclama («Dovremo essere bravi come scouting e anche io voglio metterci becco») e lasciargli dei confini entro i quali muoversi senza ingerenze. I due hanno avuto da ridire anche nel post derby, già nel tunnel degli spogliatoi, ma è chiaro che dovranno trovare un punto d’incontro: sta ad Elkann trovarlo. L’eventuale insoddisfazione di Spalletti Spalletti non si dimetterà, ma potrebbe manifestare in modo evidente la sua eventuale insoddisfazione: «Mi può passare per la testa di mettermi a disposizione, poi facciano quello che vogliono». Di sicuro sa che sarà ben difficile costruire in una sola estate una squadra da scudetto (e vorrebbe che Comolli fosse pubblicamente chiaro su questo punto): il mercato verrà indirizzato dalle cessioni (gli intoccabili sono soltanto tre: Yildiz, Locatelli e McKennie), «poi senza gruzzolo Champions dovremo essere bravi il doppio a comprare». Chi si fida di chi?
