Sarajevo – Enormi buche, pozzanghere e cunette di fango all’esterno della sbarra, nel tortuoso e dissestato percorso che porta allo spartanissimo quartier generale della Football Academy, attraversato con grande fatica dal pullman con a bordo i giocatori. Ma sono fradici e appesantiti pure i due campi da gioco, ripuliti sommariamente dalla neve — copiosa e consistente — caduta nelle ultime ore e ammonticchiata in cumuli alti quasi come le bandierine del calcio d’angolo, nei pressi e intorno al prato. È il pomeriggio di antivigilia e la temperatura alla periferia di Sarajevo resta gelidamente fissa sui 2 gradi, mentre Edin Dzeko e i suoi compagni indossano scarpini e casacche a cielo aperto, appoggiandosi a una trave di legno che funge contemporaneamente da spogliatoi e panchina. A Zenica sarà battaglia e la Bosnia si sta preparando alla resa dei conti con l’Italia allenandosi soprattutto alla sofferenza: con una determinazione feroce e al limite del masochismo, che dovrà tradursi domani notte in carica agonistica per almeno 90’ e nel caso anche oltre, se serviranno i supplementari e i rigori per assegnare la vittoria.

Il caso Dimarco è giù dimenticato

Non c’entrano i sorrisini rubati dalla tv a Dimarco e agli altri azzurri. Di quelli non parlano più nemmeno gli altrettanto motivati tifosi della Bosnia, che ieri erano un centinaio nello sterrato antistante l’ingresso e sono rimasti fermi sotto la pioggia fino al tramonto solo per un applauso, senza poter assistere alla penultima prova generale dei loro beniamini alla Football Academy. C’è in palio il Mondiale di giugno in America, l’attesa è enorme e il paese si fermerà.

La fiducia dei bosniaci

«We believe, ci crediamo». Lo dice gonfiando il petto Anes Krdzalic, pilastro dell’Under 21 di Sarajevo e centrocampista dal promettente futuro, che confessa senza timidezza d’ispirarsi a un certo Andrea Pirlo. «Giochiamo in casa e la nostra gente darà alla squadra una spinta in più, che potrebbe rivelarsi decisiva per la vittoria finale». L’unica volta della Bosnia ai Mondiali risale al 2014 e l’Italia è l’ultimo ostacolo sulla strada di uno storico bis. «All’epoca ero un bambino, avevo appena dieci anni, ricordo l’emozione davanti alla tv. Non riuscimmo a superare il primo turno, ma fu lo stesso un’avventura indimenticabile. Adesso invece sogno di vivere la competizione iridata da primattore: sarebbe stupendo rappresentare la mia Nazione ed è l’obiettivo massimo per chiunque si affacci alla carriera del calciatore. Ma fare gol agli azzurri ed eliminarli non sarà così facile, sono i maestri della difesa».

Allenameni tra fango e neve

Krdzalic punta come tutti su Dzeko («Edin è la nostra leggenda»), che stamattina avrà il compito in conferenza stampa di lanciare ufficialmente la sfida all’Italia. La Bosnia si allenerà anche oggi pomeriggio a Sarajevo e non ha fretta di trasferirsi a Zenica, conoscendo già a memoria le insidie — da trasformare in risorse — del Bilino Polje Stadion. Tribune a ridosso dei giocatori e prato appesantito come quello della Football Academy di Sarajevo, dove gli avversari degli azzurri hanno quasi ultimato le prove generali per la sfida che vale il Mondiale. Recuperato e in campo regolarmente Sead Kolasinac, il difensore dell’Atalanta che domani sera farà reparto con Tarik Muharemovic. Il centrale del Sassuolo ha risposto minacciosamente all’esultanza di Dimarco. «Vogliamo mangiarci l’Italia». E a questo servono gli allenamenti tra fango e neve: a far crescere a dismisura l’appetito.