A togliere ogni dubbio è stato il pensiero dei giocatori di serie A: «Al nostro calcio serve la magia che abbiamo visto alle Olimpiadi». Con ogni probabilità, la mossa da scacco matto nella corsa alla presidenza della Federcalcio è l’appoggio di Assocalciatori e Associazione allenatori a Giovanni Malagò. La partita è virtualmente chiusa: insieme, Aic e Aiac pesano complessivamente per il 30 per cento dei consensi. A cui va aggiunto il 17,1 per cento della serie A, che ne ha sostenuto la candidatura con 19 società su 20. Unica esclusa la Lazio di Lotito. Tutto fa pensare che anche la maggioranza di serie B e C si allineerà. Anche se Giancarlo Abete, l’unico rivale, fa sapere di non volersi (ancora) ritirare dalla corsa, convinto di poter contare sul 34% dell’appoggio dei Dilettanti, la componente che presiede ma da cui è già iniziata l’emorragia di consensi.
Il vero rivale di Malagò
Il vero rivale di Malagò? La politica. Oltre a Lotito, suo nemico storico è il ministro Abodi, che con lui compone il fronte per il commissariamento della Federcalcio, l’ultima arma (l’ultima?) in mano alla politica per impedire l’incoronazione dell’avversario. Ma l’ostilità politica (Giorgetti è un altro rivale storico di Malagò) non spaventa le squadre, come ha spiegato ieri il presidente della Serie A alla Camera Simonelli: «La Politica può cercare di imporci regole ancora più restrittive e penalizzanti e commissariare la Federazione oppure cercare di trasformare una crisi profonda in un’occasione per rifondare il settore».
Le convergenze con calciatori e allenatori
A unire calciatori e allenatori a Malagò, le “importanti convergenze sui principali punti programmatici quali il Club Italia, la Sostenibilità e le Riforme, il Progetto tecnico-sportivo e il Calcio Femminile”. E la convinzione di dover ricreare la magia dello show di Milano Cortina, di cui è stato ideatore e esecutore dall’inizio alla fine. Malagò formalmente non è ancora candidato: scioglierà le riserve all’inizio della prossima settimana. Ma la sua squadra sta già lavorando a nomi e programma: un testo snello, con priorità a vivai (con norme per favorire l’uso dei giovani), impianti, seconde squadre e riforma dei campionati per ridurre il numero di squadre professionistiche, anche in serie A. I nomi Per il Club Italia — ossia la struttura a capo di tutte le nazionali, dalla prima squadra alle under — Malagò vuol convincere Paolo Maldini, tra i pochissimi che uniscano esperienza manageriale e credibilità. Un altro nome è quello di Demetrio Albertini. La scelta del ct sarà collegiale: Allegri è un nome spendibile, più di Conte oggi, ma chiunque arrivi dovrà accettare stipendio non oltre 2-3 milioni e un progetto a lungo termine. Nel team Malagò vuole anche una donna: al Coni aveva affidato la vice presidenza a Silvia Salis. È probabile una scelta analoga, ma il nome è top secret. Ma prima, il voto: mancano due mesi, e con una posta così alta in palio possono essere davvero lunghissimi.
