Milano – L’abbraccio con Javier Zanetti, che è stato il suo capitano e oggi è il suo vicepresidente. Gli applausi dei compagni del Triplete, un filo che collega i nerazzurri di Moratti a quelli di Marotta. E quelli dei veterani dell’Inter del Trap, gli ultimi interisti ad avere festeggiato uno scudetto in campo a San Siro, dipinto di nerazzurro.
Quella frase decisiva di Lautaro
Cristian Chivu, nella sera dell’investitura, secondo interista di sempre ad avere vinto il tricolore prima come giocatore e poi come tecnico, dopo Armando Castellazzi, ha lasciato che prima di lui parlasse il suo capitano, Lautaro Martínez. Che è tornato con la testa a quando, nel giugno scorso, al Mondiale per club, disse «chi non vuole stare all’Inter, se ne vada», cementando il gruppo e risvegliando l’orgoglio di una squadra ferita dalla finale di Champions persa 5-0: «Quello che ho detto al Mondiale per Club è quello che sentivo in quel momento. Ho visto cose che non mi sono piaciute e l’ho detto, non era certo programmata. Oggi è tutta felicità, è tutto il lavoro fatto. Abbiamo sofferto tanto, non era semplice ripartire dopo la stagione scorsa, che è stata molto dura. Magari all’inizio non ci davano così tanto favoriti, ma abbiamo lavorato tantissimo e siamo riusciti a fare qualcosa di importante», ha detto il numero 10 dell’Inter, capocannoniere del campionato.
Una macchina da gol
E del gioco dei nerazzurri, che hanno aggiornato il contatore a 81 reti, ha detto: «Facciamo calcio offensivo. Stiamo facendo un lavoro importante da anni, abbiamo fatto due finali di Champions. Dobbiamo continuare su questa strada. In un campionato equilibrato, siamo riusciti a fare lo sprint finale. Il gruppo è stato la cosa più importante». La sintonia con Thuram Nella classifica marcatori, alle spalle di Lautaro, c’è Marcus Thuram, suo compagno di reparto, cresciuto in stagione fino al gol che vale lo scudetto: «Il nostro gruppo ama stare insieme, fare scherzi, condividere tutto in campo e fuori». Poi un pensiero per Barella, sorridente al suo fianco: «Bare per me è uno dei migliori calciatori al mondo, è il miglior giocatore italiano, non ho mai capito perché sia messo in discussione. La vittoria è anche per lui, è uno dei nostri capitani».
Il riscatto dopo la scorsa stagione
E il numero 23, sceso in campo con la fascia al braccio e uscito dolorante, ha fatto un discorso da capitano: «Lo scudetto era il nostro obiettivo, come abbiamo sempre detto. Qualcosa puoi lasciare per strada, ma ci godiamo questa serata. Non è stato facile, siamo felici». Poi ha riavvolto il nastro fino alla fine della scorsa stagione: «Abbiamo attraversato momenti difficili, siamo arrivati vicini a tutto senza vincere niente. Ma è la dimostrazione che non bisogna mai mollare, bisogna sempre rialzarsi. Anche nei miei momenti difficili lo staff e la squadra mi hanno sempre aiutato e per questo cerco di dare sempre tutto quello che ho. Si può sbagliare, si gioca bene o male, ma quello che non abbiamo mai sbagliato è che la squadra non ha mai perso la sicurezza di sé. Sono orgogliosissimo di questa squadra, di questi ragazzi».
Marotta: “Lo scudetto di Chivu e della squadra”
Beppe Marotta si gode il primo scudetto da presidente: «È un sogno che si è realizzato. Ringrazio i presidenti che mi hanno preceduto, molto più degni di me: Pellegrini, Moratti, Facchetti, Fraizzoli, lo stesso Steven Zhang. Ma questo è lo scudetto di Chivu e della squadra». E torna al momento in cui, dieci mesi fa, Chivu è arrivato in panchina: «Eravamo ottimisti fin dall’inizio, lo conoscevamo bene, è stato con noi anche nelle giovanili, un punto di orgoglio per la società. L’elemento principale della scelta è stato il coraggio». L’allenatore ha poi superato ogni aspettativa: «Non mi sarei aspettato una stagione così importante, anche se c’è il puntino nero dell’eliminazione in Champions, ma fa parte del gioco. Credo possa stare con noi tanti anni e saremmo felicissimi», dice Marotta. Infine, la domanda obbligatoria sull’inchiesta che vede indagato il designatore arbitrale Rocchi, oggi autosospeso dall’incarico, che secondo la procura di Milano avrebbe evitato all’Inter la designazione dell’arbitro Doveri nei big match: «Siamo tranquillissimi, avendo agito sempre con la massima correttezza».
