Una corsa a tre, in palio il seggio vacante da ct della Nazionale. Mancini, Conte e Allegri: i primi due su quella panchina si sono già seduti, per Max sarebbe una prima volta. Ma ognuno di loro è tentato dall’avventura di riportare in alto l’Italia. Per spuntarla c’è una condizione inalienabile dettata da Malagò, probabile futuro presidente della Figc: «Il nuovo ct dovrà sposare un progetto. Non ci si può approcciare con le valutazioni che fa un allenatore di club». Insomma, l’impegno sarebbe almeno fino ai Mondiali del 2030, magari anche agli Europei in Italia del 2032. Al netto di nuovi disastri. Nazionale: Mancini in vantaggio come ct Rispetto ai colleghi, Mancini ha un vantaggio: avanzerebbe pretese economiche minori, si accontenterebbe di uno stipendio da 2 milioni all’anno. È vero che è sotto contratto con l’Al-Sadd fino al 2028, ma ha deciso di svincolarsi: presto la risoluzione verrà formalizzata. Da tempo lavora per riprendersi il ruolo da ct, sente di aver lasciato qualcosa in sospeso. La fuga del 2023, quando scottato dalla mancata qualificazione a Qatar 2022 andò via per firmare con l’Arabia Saudita, è uno dei temi del suo eventuale ritorno. Lui ha ammesso di essersi pentito di quella scelta. Basterà per cancellarla? Può aiutarlo la stima di Malagò.
La tentazione Conte
Attorno a Conte la nebulosa è più ampia. La sua storia con il Napoli è al capolinea: oggi saluterà a pranzo a Castel Volturno i giocatori, domenica i tifosi al Maradona. E intanto spinge per riprendersi lo scranno da ct. Nel 2014 a sostenere il suo ricco stipendio fu uno sponsor (Puma), sarà così anche stavolta? Altrimenti l’ingaggio rischia di non essere sostenibile per le casse federali. Sullo sfondo la Juventus, il suo antico amore. Spalletti e Comolli non sembrano essere più compatibili: o me o lui, avrebbe detto Lucio a Chiellini. Il tecnico sta riflettendo, non è da escludere un suo passo indietro: è sempre meno convinto del futuro. Dovesse liberarsi quella casella, è facile che la Juventus torni a pensare a Conte. Che andrà sostituito a Napoli. E qui entra in scena Allegri. De Laurentiis vuole Allegri Il presidente De Laurentiis ha pensato più volte a lui nel corso degli anni, e lo sta facendo anche adesso. Max è sempre stato un suo pallino. Da qualche settimana ha iniziato i suoi sondaggi, tra questi quello con Sarri a cui è stato prospettato un biennale da 2,7 milioni a stagione. Ma l’ex comandante azzurro – che la Lazio lascerebbe andare solo dopo il pagamento di una penale – tentenna, stuzzicato dall’Atalanta che gli ha offerto 3 milioni all’anno e gli ha promesso un mercato sfavillante, complice la cessione di Ederson (diretto all’Atletico Madrid). Intanto Allegri è concentrato sull’ultima curva del percorso che potrebbe riportare il Milan in Champions, domenica con il Cagliari. Poi, forte di un contratto che, a qualificazione centrata, sarà automaticamente allungato di 12 mesi (fino al 2028) con l’ingaggio che passerà da 5 a 6 milioni a stagione, parlerà con Cardinale per capire quale indirizzo prenderà il club rossonero. Dovranno convincerlo, serviranno garanzie sull’organizzazione societaria del Diavolo e sulla rosa della prossima annata, altrimenti ascolterà le sirene di Napoli e Nazionale. L’idea di fare il ct gli piace, lì potrebbe portare le sue idee per ristrutturare il calcio italiano, partendo dai settori giovanili. Cambio in vista anche per la panchina dell’Atalanta: Palladino è in uscita, senza Sarri, può tornare d’attualità Italiano, in bilico al Bologna.
