Più che parlare di tecnica e tattica, la sconfitta del Milan mi ha suggerito un’altra riflessione. Allegri e i giocatori hanno dimostrato di non saper preparare la partita dal punto di vista emotivo. In campo vanno i giocatori, d’accordo, ma l’allenatore da questo punto di vista conta molto. Tutti terrorizzati dell’errore, la corsa con le gambe piegate. L’unico che ha mostrato un minimo di personalità è stato Rabiot, ma gli altri…

Milan terrorizzato, nessuno prende un rischio

Nelle grandi squadre capitano momenti di crisi, ma se giochi nel Milan devi saperli affrontare. Per quello che mi viene di dire ‘povero’ Maignan, ‘povero’ Leao. Precedere sempre con il ‘povero’ il nome dei giocatori per un semplice motivo: la squadra di Allegri è stata povera in tutto, senza essenza del gioco, senza la personalità di correre mezzo rischio. L’emblema della partita è Gabbia che sta dietro a Krstovic: sembrava uno stopper anni Settanta, Francesco Morini dietro Chinaglia. Ora, premessa la grandezza di quel calcio e di quei giocatori, nel calcio di oggi tatticamente si gioca in maniera diversa. Il difensore deve muoversi, fare mezzo metro in avanti invece che difendere bassissimo, dietro l’attaccante, a 10 metri dalla porta.

Il peso delle partite da vincere

In generale per 80 minuti non si è visto nulla. Poi dalla panchina qualcosa è arrivato. Primo perché i subentranti si sono sentiti più liberi, e poi perché l’Atalanta ha mollato: a un certo punto la partita poteva finire 5 a 0. Il Milan del resto ha sempre fallito quando doveva vincere, cioè nelle partite contro squadre piccole o con altre – vedi l’Atalanta – che non avevano da chiedere più di tanto al campionato. Il problema è che per giocare da favorito devi essere bravo, prendere l’iniziativa. Mettere sotto l’avversario è difficile, difendersi e fare contropiede è più agevole. Ora che succede? Tare è uomo di calcio e si è assunto la responsabilità in vista della prossima gara a Marassi. Mi aspetto una partita assai complicata, anche se tatticamente può essere favorevole al Milan perché De Rossi gioca aperto. Se il Milan comunque farà l’80% di quello fatto nel girone di andata la può vincere.

Per giocare nella Juve non basta essere bravi

Nella Juve che ha vinto a Lecce ho visto benissimo Spalletti. Mi è piaciuta la sua sincerità quando ha detto che per stare a grande livello c’è bisogno dei giocatori giusti al momento giusto. A Lecce per esempio, in una gara nella quale ci sono stato un sacco di occasioni, hanno rischiato di pareggiare, è mancata la zampata per vivere tranquillamente. Alla Juventus non serve solo gente brava, ma adeguata all’ambiente. Tutti possiamo dire che Vlahovic è bravo, ma vanno fatte parecchie valutazioni. Dal punto di vista tecnico lo terrei, da quello comportamentale va capito di più.

Roma super per un tempo, ma la gestione è un problema

Bella la lotta per la Champions tra Milan, Juve e Roma. Ci sarebbe anche il Napoli, apparso piuttosto rilassato nella gara persa con il Bologna, però classifica e calendario non presentano troppi problemi per la squadra di Conte. Al di là di polemiche che ho trovato eccessive (il rigore allo scadere c’era, me ce n’era un altro per fallo su Mancini), la Roma ha giocato un primo tempo eccezionale. Dybala ha dato spettacolo mentre Soulé continua a farmi arrabbiare perché non è concreto quando serve. Il colpo di testa a un metro dalla porta che avrebbe potuto chiudere la partita con largo anticipo non si può sbagliare. In momenti così straordinariamente importanti devi spaccare la rete. La squadra poi è calata nella ripresa, e qui sta il problema. Quel tipo di gioco per 90’ è difficile da sostenere. A un certo punto Gasperini – e lo dicevo anche ai tempi dell’Atalanta - dovrebbe gestire e mettersi a fare contropiede. Da osservatore, se vedo mezz’ora di gestione guardinga la interpreto come sinonimo di maturità. Non c’è niente di male a difendersi e ripartire, facendolo ovviamente in maniera organizzata. Magari con la filosofia del rugby, quando le squadre sviluppano quelle belle azioni collettive, alla mano.

L’Inter non sottovaluterà la Lazio

La finale della Coppa Italia di domani non può essere sottovalutata dall’Inter e penso proprio che questo non succederà. Se fossi l’allenatore e dopo aver 3-0 sulla Lazio sabato scorso vedessi segni di rilassamento in una partita che può fare la storia penserei addirittura a dimettermi, perché quella non sarebbe la mia squadra.