Pronti per la Marsigliese? Non il 14 luglio, anniversario della presa della Bastiglia, ma il 19, giorno della finale dei prossimi mondiali di calcio. È una previsione popolare, la più diffusa su Polymarket, il principale mercato di previsioni, dove gli utenti le fanno e altri le contrastano. Di fatto, giocano a scommettitore e banco. Sembra complicato, ma non lo è. Sembra illegale, ma non lo è, non se la famiglia Trump è entrata nel gioco. Al momento in cui scrivo (le variazioni sono continue) la situazione è questa: la Francia è la nazionale più accreditata, con il 17 %, seguita da Spagna (15,3%), Inghilterra (11%) e dall’Argentina campionessa uscente (8,6%). Seguono a brevissima distanza: Brasile, Portogallo, Germania e Olanda. In teoria, questo sarebbe il G8 dei quarti. La Francia e gli alieni Comprare quote contro la Francia può essere un affare, ma bisogna credere che un attacco Mbappé-Dembelé-Olise (con Barcola-Griezmann-Doué di riserva) sia arrestabile. Magari pensare che Messi esca dall’ospizio della Florida ringalluzzito, trovandosi a panino tra Nico Paz e Julian Alvarez. O che lo straordinario centrocampo Vitinha-Joao Neves-Bruno Fernandez possa riaccendere le bagnate polveri di Cristiano Ronaldo. Basta la percezione per cambiare l’aspettativa. Considerate che la vittoria dei Bleus ha la stessa percentuale di probabilità dell’annuncio ufficiale di esistenza degli alieni entro la fine dell’anno. In effetti a Olise mancano soltanto le antenne verdi. I debiti per i mondiali Il punto però è che viviamo (veniamo fatti vivere) in un mondo di percezioni a cui la realtà è spinta (con le buone o le cattive) ad adeguarsi. Un esempio è il prezzo dei biglietti per le partite dei mondiali. Sono partiti da valori alti. Un algoritmo ne modificava il prezzo secondo la richiesta e il tempo trascorso. Molti hanno comprato per rivendere a cifre ancora più alte. Tanti, specie dal Sudamerica, si sono indebitati, hanno prenotato una stanza per starci in dieci, un volo con tre scali che durerà giorni. I controsensi di Trump Poi è arrivato il punto di saturazione. In undici non sarebbero entrati e quattro scali proprio no. Mille dollari per un posto in piccionaia, neppure. Il mercato si è fermato. A quel punto il presidente degli Stati Uniti ha detto la frase: «Neppure io pagherei una cifra del genere per vedere la nostra squadra contro il Paraguay». Ed è venuto giù tutto, come quando, a scadenze prestabilite, annuncia nuovi bombardamenti, poi la tregua imminente, poi la ripresa delle ostilità. Adesso la domanda è: su quale squadra o contro quale altra ha puntato il suo migliore amico?
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Meglio credere nella Francia o negli alieni?
Gabriele Romagnoli·

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