Firenze – Sul clima di queste ore in Bosnia arrivano continui aggiornamenti a Coverciano, dove la Nazionale prepara la partita che può schiuderle di nuovo le porte del Mondiale, che si sono aperte per l’ultima volta nel 2014. Il clima è molto freddo e molto caldo al tempo stesso. A Sarajevo nevica e il prato dellostadio Bilino Polje di Zenica, la città delle acciaierie a un’oretta d’auto, dove martedì sera si giocherà lo spareggio, è talmente duro da avere cancellato la rifinitura della vigilia. Il dilemma era se provare il terreno o evitare rischi. Le pessime condizioni atmosferiche hanno indotto Gattuso al cambio di programma: la squadra resterà ad allenarsi a Firenze lunedì mattina, per decollare col charter nel pomeriggio, limitarsi al sopralluogo serale e chiudersi nell’hotel del ritiro non lontano dall’arena, protetto da congrue misure di sicurezza.

Una intera regione geopolitica sostiene la Bosnia

C’è infatti anche un altro tipo di clima, assai torrido. La Bosnia di Mondiale ne ha giocato uno solo, proprio nel 2014, ma ha un’astinenza meno malinconica, rispetto all’Italia: la trasforma davvero in orgoglio nazionale, fuor di metafora che la storia tragica delle guerre nell’ex Jugoslavia peraltro alimenta. È un Paese di poco più di 3 milioni di abitanti, ma in fondo anche un’intera regione geopolitica, a sospingere i giocatori di Sergej Barbarez, 54 anni, da Mostar, città simbolo e simbolo a sua volta del calcio locale, già attaccante della Bundesliga tedesca e ora ct focoso, facile all’incendio verbale. Lo stadio fortino Per partite come questa, il tifo si fa spesso balcanico: il fuoriclasse serbo del tennis, Novak Djokovic, dopo la vittoria ai rigori sul Galles, ha postato i complimenti sui social al quarantenne Edin Dzeko, ex centravanti di Roma, Inter e Fiorentina e capitano dei Dragoni. I quali mutuano il soprannome dai tempi delle lotte con l’Impero Ottomano e hanno fatto del loro stadio il fortino della retorica: ha conservato il nome medievale di Bilino Polje, “campo di Bilin”, dove i rappresentanti della Chiesa bosniaca presentarono dichiarazione di fede a un emissario papale. Poi la multireligiosità si è fatta tragedia. Il calcio è la fede unificante. Ma a ben vedere, stavolta la retorica scolorisce un po’. La capienza si ridurrà da 13mila posti a meno di 9mila, tagliata del 20% per la sanzione Uefa dopo gli episodi di “discriminazione, razzismo e disturbo durante l’inno nazionale” nella partita di novembre con la Romania. Le individualità della Bosnia Più del tifo andrà temuta la squadra, che ha conteso fino all’ultimo all’Austria la qualificazione diretta. Il 4-4-2 è solido, attorno a Dzeko, che gioca nella B tedesca con lo Schalke e ha fatto al Galles il gol numero 73 per la Bosnia. L’altro veterano è in difesa l’atalantino Kolasinac, i guizzi in attacco li porta il numero 10 Demirovic dello Stoccarda, le acrobazie il trentenne portiere pararigori Vasilj, la sfrontatezza l’ex meteora romanista Tahirovic in mediana, la diciottenne ala sinistra del Salisburgo Alajbegovic e i giovani difensori, Dedic del Benfica e Muharemovic, uomo mercato del Sassuolo, pronto a esagerare: «Vogliamo mangiarci gli azzurri». A proposito di cibo, con lo stadio da tempo esaurito, l’annuncio burla per un balcone vista prato con barbecue e bevande, al prezzo di 500 euro, ha scatenato le offerte più disparate: da una jeep a una tonnellata di patate. I biglietti per gli italiani saranno 500, a 15 euro l’uno. Sono attesi 100 ultrà dei gruppi che in Moldova contestarono la Nazionale. Il bis pare scongiurato in partenza.