MILANO – Ormai è assodato. Esiste un Milan con e uno senza Adrien Rabiot, e il primo è oggettivamente più forte. La vittoria contro il Torino ha certificato una volta di più quanto sposti il centrocampista francese: personalità, corsa, intelligenza. Non ultimo, la capacità di incidere con gol e assist. Ieri Adrien ha segnato la rete numero cinque del suo campionato, la prima da calciatore milanista a San Siro. Un bel regalo per un ragazzo capace di cambiare da solo i destini del Diavolo.

Tutti i numeri: ecco quanto sposta Rabiot per il Milan

Partiamo dai numeri. Rabiot ha giocato 21 partite in campionato, tutte da titolare e tutte per 90 minuti. Non è mai stato sostituito. Con lui in campo la media punti del Milan è di 2,380 (la stessa che sta tenendo l’Inter capolista), senza crolla a 1,44. La differenza è di 0,94 punti a partita. Un’enormità. Con Adrien il Diavolo ha perso una sola partita (il 22 febbraio con il Parma) a fronte di 15 vittorie e cinque pareggi. Senza, sono arrivati tre successi, quattro pareggi e due sconfitte, con la Cremonese all’esordio e la settimana scorsa con la Lazio. Averlo, insomma, fa tutta la differenza del mondo.

Il ruolo di Rabiot nel Milan

La statistica aiuta ma non permette di comprendere appieno l’impatto di Rabiot sul Milan. Adrien è ovunque. Lo chiamano Cavallo pazzo per quella sua andatura che sembra galoppi, la verità è che di pazzo il francese non ha niente. In campo è un martello: recupera, cuce il gioco, ripulisce i palloni sporchi, si inserisce nell’area avversaria, all’occorrenza timbra il cartellino. È l’unico vero imprescindibile di Massimiliano Allegri.

Il rapporto speciale con Allegri

Qui arriviamo all’ultimo punto, il rapporto con il tecnico livornese. Per Max, Adrien è una sorta di figlioccio sportivo. Hanno un legame strettissimo, simile ad esempio a quello che ha Antonio Conte con Romelu Lukaku. Anche per questo Rabiot a fine agosto, dopo aver rotto con il Marsiglia per la lite con Rowe, ha detto sì alla proposta di Allegri di raggiungerlo a Milano. “Adrien è un ragazzo al quale sono affezionato, sono legato affettivamente a lui perché abbiamo lavorato bene insieme”; aveva detto Max negli ultimi giorni del mercato estivo. “Ha la mentalità giusta per vincere, vive per il calcio come me. Abbiamo un grande feeling. Prima di essere un grande allenatore è una grande persona”, la replica. Rabiot è sbarcato al Milan, lo ha cambiato. E se l’è preso.