TORINO – Il campionato di calcio è finito in una notte surreale che ha ricordato il derby romano del 2004, quando gli ultrà fecero sospendere la partita perché stava circolando la voce che un bambino fosse stato ucciso da un poliziotto, notizia del tutto inventata. Nel derby di Torino è andata quasi alla stessa maniera, solo che poi alla fine la partita s’è giocata, seppure con un’ora abbondante di ritardo, nonostante la minaccia degli ultrà della Juve di invadere il campo per farla interrompere.

Scontri a Torino prima del derby

All’origine di tutto c’è stato un pomeriggio di scontri tra le due tifoserie, venute a contatto nei pressi dello stadio (otto tifosi portati in commissariato, quattro agenti contusi). Un tifoso juventino di 36 anni è rimasto ferito al capo in maniera piuttosto seria (è stato ricoverato al Cto e operato per un grave trauma cranico, non è però mai stato in pericolo di vita) e a quel punto nella curva bianconera ha cominciato a girare la notizia che fosse stato colpito da un lacrimogeno della polizia, versione presto smentita dalla questura, che ha parlato di una bottigliata, con ogni probabilità arrivata, per sbaglio, da un altro tifoso juventino. Fatto sta che gli ultrà hanno addossato la colpa agli agenti, perciò hanno deciso di vedersela a modo loro: hanno richiamato la squadra, che era appena entrata per il riscaldamento, sotto lo spicchio dei tifosi ospiti e comunicato al capitano Locatelli che se la partita fosse iniziata l’avrebbero fatta sospendere invadendo il campo. Il ricatto degli ultrà Da lì è cominciata una lunga trattativa tra i due club, i vari rappresentanti delle forze dell’ordine (questura, prefettura, Osservatorio sulle manifestazioni sportive) e la Lega calcio. Giocare o non giocare? Rischiare che la situazione trascendesse o imporsi al ricatto delle curve (nel frattempo da quella del Toro gli ultrà avevano ammainato striscioni e coreografia). La Lega era per giocare, le due squadre anche, l’arbitro Zufferli, che non aveva il potere di non fare iniziare la gara, ha chiesto la garanzia dell’ordine pubblico. Questura e prefettura hanno tentennato un po’, si sono consultati con Roma, qualcuno ha evocato lo spettro di Genny ‘a Carogna, l’ultrà del Napoli che trattò quasi da pari a pari con le forze dell’ordine nella finale di Coppa Italia del 2014 contro la Fiorentina (le immagini fecero tristemente il giro del mondo), e alla fine s’è deciso di posticipare l’inizio di un’ora, dalle 20.45 alle 21.45: un modo per prendere tempo e lasciar decantare la situazione. La contemporaneità delle partite dell’ultima giornata è saltata, sugli altri campi c’è stato soltanto un lieve ritardo, poi s’è deciso di non coinvolgere anche le altre squadre nell’attesa. Lo stadio svuotato dagli ultrà Nel frattempo a Torino la situazione è andata via via normalizzandosi anche perché a un certo punto la maggior parte dei 2500 tifosi della Juve ha scelto di andarsene (ne sono rimaste poche centinaia), anche dopo aver parlato con gli uomini della Digos. Gli ultrà granata più caldi hanno fatto lo stesso, lasciando una macchia vuota al centro della curva Maratona: questa sorta di deflusso solidale ha evitato che ci fossero nuovi incidenti fuori dallo stadio e anzi alcuni tifosi del Toro si sono recati all’ospedale assieme a quelli della Juve, rispettando una sorta di codice d’onore ultrà. Il derby è finito a un quarto a mezzanotte, senza appassionare nessuno.