FUSIGNANO – A pochi metri dalla villetta di Arrigo Sacchi c’è un enorme giardino con qualche scivolo e alcune giostre, pieno di bambini che giocano a pallone. Le porte sono improvvisate, cespugli e zaini, ma nel pomeriggio sonnacchioso di Fusignano i ragazzi vanno avanti per ore. Anche a distanza si sentono le urla: “Passamela!”, “Quando tiri?”. Chissà se Arrigo dal suo buen retiro riesce a sentirle. Il suo paese ha festeggiato i suoi primi 80 anni – il primo aprile – in modo discreto: nessuna celebrazione chiassosa, la volontà di rispettare la discrezione chiesta dalla famiglia, che lo ha coccolato a casa.
Così in queste strade spoglie tutto sembra sospeso, come in attesa di qualcosa. Il Municipio affaccia di fronte al bar Caio, dove Sacchi ogni tanto va a fare colazione. “Sei anni fa abbiamo allestito una mostra sulla carriera di Arrigo al Museo Civico San Rocco. Magari replichiamo tra qualche mese”, dice il sindaco, Nicola Pondi. Al bar raccontano le scelte tipiche di Sacchi: “Al mattino una spremuta d’arancia, nel pomeriggio un Aperol”, le parole di Valeria, una delle titolari.
Arrigo abita non lontano dal corso principale del paese, in una villetta tutta bianca con il tetto spiovente e un giardino ricco di piante ben curate, con piccole margherite che spuntano dal prato. Con lui la moglie Giovanna, le figlie Simona e Federica e i nipotini. Ha brindato con loro nel giorno del suo compleanno.
“Per i suoi 80 anni non abbiamo organizzato iniziative pubbliche, gli ho fatto una lunga telefonata”, ancora il sindaco Pondi. Sacchi è il cittadino più illustre di questo paesino di meno di diecimila anime nascosto alle spalle del mare di Ravenna: “Grazie a lui, in ogni parte del mondo in cui vado le persone sentono Fusignano e subito mi dicono: lì vive Sacchi! Ci ha reso famosi ovunque”.
È sempre rimasto qui, la base a cui tornava dopo ogni esperienza, anche la prima squadra che ha allenato, nel 1976. Si sposta solo d’estate, a Milano Marittima, dove le figlie gestiscono un hotel. Anche per questo in giro lo conoscono tutti. Marcello ha lo sguardo burbero che si addolcisce quando parla di Arrigo: “Ci incrociamo da una vita intere su queste strade. Quando allenava in serie A lo si vedeva meno, ma è restato uno di noi”, dice con un certo orgoglio. Chi vive qui è fiero di quello che è stato Sacchi, racconta le sue esperienze in panchina come se fossero lì seduti insieme. Il calcio è rimasto il filo conduttore di Sacchi: lo continua a guardare, a studiare, a valutare. Ha un oceano di ricordi sugli anni al Parma, sulla Nazionale portata fino alla finale del Mondiale americano del 1994, sull’Atletico Madrid. Ovviamente sul Milan, la miglior squadra del mondo del dopoguerra secondo la rivista francese France Football: vinceva e giocava divinamente. Chi gli è vicino racconta gli aneddoti che Arrigo snocciola ogni giorno sul suo Milan, sul presidente Berlusconi, sui suoi campioni, da Van Basten a Baresi.
In piazza Emaldi, a pochi metri da casa sua, va spesso a passeggiare. E quando incontra gli amici antichi Arrigo chiacchiera ovviamente di calcio, di ieri e oggi. Il suo posto del cuore però è rimasto Maiano, una piccola frazione a un paio di chilometri da Fusignano. Lì i suoi genitori Lucia e Augusto avevano una terra, lui l’ha conservata. E ogni tanto ci torna e si perde nei ricordi e in quel verde assoluto. Per lui, solo quello, più bello anche del prato di San Siro.
