Dopo Pasqua le tessere dell’House of cards del calcio inizieranno a prendere forma. Il nostro pallone si dà appuntamento alla prossima settimana. Con una certezza: il mazziere, mai come stavolta, sarà uno dei suoi grandi vecchi, Giancarlo Abete. Presidente della Lega Dilettanti, parte da un bacino di voti del 34%, quota che rende quasi inevitabile, per chiunque voglia diventare papa in conclave, andare a chiedere la sua benedizione.
Le mosse di Lotito
Per questo, mentre Claudio Lotito continua a lavorare a un piano per il commissariamento (ma la Uefa è attentissima a eventuali disegni di legge che violino l’autonomia dello sport), il ministro Abodi valuta se non sia una buona idea appoggiare politicamente una candidatura dello stesso Abete. Perché condurla in porto sarebbe abbastanza agevole. E in fondo, sarà una presidenza breve, la prossima: solo due anni e mezzo, a inizio 2029 si tornerà al voto per scadenza naturale. Ma questo periodo darebbe il modo anche alla politica di organizzare per tempo la successione. E potrebbe essere Abodi a raccoglierne l’eredità, se non dovesse essere confermato ministro nel 2027. Alla Figc si candidò nel 2017 contro Tavecchio. Discorsi troppo avanzati, però: la storia insegna che i patti nel Palazzo del calcio sono fatti per essere traditi.
L’amicizia di Abete con Tommasi e Albertini
E poi Abete non ha ancora deciso se candidarsi personalmente o incoronare il prossimo presidente. Per una settimana ancora resterà defilato, poi inizierà gli incontri, tecnici e politici. Un nome che certamente gli piacerebbe sostenere è quello di Damiano Tommasi, oggi sindaco di Verona, a cui lo unisce una solida amicizia. Il mandato comunale scadrà solo a giugno 2027. Altro calciatore con cui vanta un legame profondo è Demetrio Albertini, suo vicepresidente in Figc dal 2007 al 2014.
Le ruggini tra Abete e Malagò
Chi invece farà davvero molta fatica — per usare un eufemismo — a ottenerne l’appoggio è Giovanni Malagò, il più esposto dei potenziali pretendenti perché scaraventato nella corsa da Aurelio De Laurentiis. Vecchie ruggini, nate quando Malagò era appena stato eletto presidente del Coni e voleva Abete, sostenitore del suo sfidante Pagnozzi, fuori dalla giunta. Una mossa che il presidente della Lega Dilettanti prese malissimo: per i 4 anni del mandato fece opposizione. Rapporti mai riannodati e se tentativi di ridurre la distanza sono stati fatti, non hanno funzionato granché. Poi certo, si può vincere anche senza i Dilettanti, anche se è un percorso in salita. Per adesso in serie A Malagò ha un largo consenso. Ma se il 13 aprile la Lega calcio non lo candiderà ufficialmente (serve la firma di almeno 11 club, lui avrebbe l’appoggio di 19) ma prenderà tempo, sarà il segno che al momento, la candidatura non è più così rocciosa.
