Aldo Serena, lei che lo scudetto con l’Inter lo ha vinto, è superstizioso quando si parla di Tricolore? «Mai stato, non serve. Senza terremoti o disastri epocali, direi che è fatta». La priorità per progettare la prossima stagione? «Capire che idee abbia Chivu, a partire dal modulo, e fare mercato di conseguenza. Anche a costo di dover fare scelte dolorose per chi ha dato tanto, ma è a fine corsa».
Si aspetta cambi tattici?
«Chivu è stato intelligente a proseguire col 3-5-2, visti gli uomini che aveva a disposizione. Ma non mi stupirei se cambiasse qualcosa fra trequarti e attacco. O se addirittura tornasse prima o poi alla difesa a quattro, che già usava nelle giovanili nerazzurre o a Parma. I grandi club, fuori dall’Italia, giocano così». Cosa serve all’Inter per tornare competitiva in Europa? «Aumentare l’intensità nei 90 minuti e una rosa profonda, per assorbire infortuni e periodi di impegni ravvicinati». Da dove si parte? «Da un difensore veloce, soprattutto se Bastoni partirà, e da un grande centrale. Bremer sarebbe un colpo eccezionale, anche Kim è un buon nome: il livello deve essere quello». E il portiere? «Serve forte e pronto. Vicario andrebbe bene. Viene da una stagione complicata, è vero, ma non per colpa sua. Passare dalla difesa del Tottenham a quella dell’Inter gli darebbe energia». In attacco confermerebbe tutti? «Thuram ha avuto un calo, ma è tornato se stesso. Conta la fiducia reciproca. Sugli altri non ho dubbi, Bonny compreso. Avendone le possibilità, aggiungerei un grimaldello, un giocatore alla Doué, Kvara, Lookman o Nico Paz. Non è facile prenderli, ma le caratteristiche devono essere quelle». Chi mancherà di più tra chi si appresta a salutare? «Darmian, eclettico e umile. È difficile trovare giocatori così». Diouf, Luis Henrique, Frattesi: chi rilanciare? «Luis Henrique ha lacune difensive importanti. Frattesi sembra essere un po’ ai margini del progetto, ha esaurito la spinta. Darei un’altra chance a Diouf, di cui abbiamo visto poco: è costato tanto, e dopo una stagione passata quasi tutta in panchina rischierei».
