Fuori due. L’Associazione italiana arbitri perde un altro pezzo: dopo il designatore Rocchi, cade anche il presidente Antonio Zappi. È lo scacco matto all’Aia, destinata ora all’ineluttabile: pochi giorni, poi la Federcalcio deciderà di commissariare gli arbitri italiani, con l’ex designatore Nicola Rizzoli candidato fortissimo. L’effetto delle faide interne, dei veleni incrociati, del correntismo che ha spaccato in due l’associazione dei fischietti italiani. Zappi confidava molto nella giornata di ieri e nel Collegio di garanzia del Coni, che doveva pronunciarsi sul suo ricorso: la giustizia sportiva della Federcalcio lo aveva condannato a 13 mesi di squalifica per aver indotto alle dimissioni con pressioni indebite i designatori dello scorso anno della serie C e della serie D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi. Tutto per mettere al loro posto due fedelissimi, Daniele Orsato e Stefano Braschi. Perché fosse assolto dall’ultimo grado della giustizia sportiva si erano mossi, con telefonate e messaggi, anche uomini delle istituzioni: una assoluzione sarebbe stata il grimaldello per provare a dimostrare che la giustizia della Federcalcio si era mossa contro Zappi solo per eliminare un nemico del presidente Gravina. E questa era anche la base dell’impianto difensivo: «È stato squalificato perché non gradito». La base per lavorare al commissariamento della Federcalcio, a cui ambisce il ministro, senza neanche farne mistero. Sul tema, Buonfiglio, presidente del Coni, anche ieri era stato perentorio: «A oggi non ci sono i presupposti per commissariare la Federcalcio». Ma il presupposto poteva arrivare proprio dal caso Zappi, perché riuscire a dimostrare che la giustizia sportiva fosse succube della federazione, avrebbe configurato proprio uno dei casi di malfunzionamento degli apparati federali che permettono di intervenire.
Nulla da fare: il Collegio di garanzia ha respinto il ricorso e riconosciuto la bontà delle decisioni dei giudici della Federcalcio. La conferma della squalifica farà quindi scattare l’inevitabile decadenza di Zappi dalla presidenza dell’Aia, come prevede lo Statuto della Figc per sanzioni superiori ai 12 mesi (e Zappi aveva già accumulato in passato 10 mesi di stop). «La giustizia non è di questo mondo», ha commentato Zappi dando l’addio all’Aia, che a giorni convocherà il proprio esecutivo per decidere come muoversi.
Probabilmente però, sarà anticipato dalla Federcalcio, che ha già iniziato le consultazioni per decidere il commissariamento dell’Associazione arbitri: il consiglio federale si riunirà all’inizio della prossima settimana e delibererà sia la decadenza di Zappi, sia di affidare il timone dei fischietti a un uomo che possa occuparsi di scegliere i nuovi designatori, a cominciare dalla serie A (per statuto può farlo solo il presidente): Rizzoli è uno dei pochissimi con l’autorevolezza necessaria in questo momento di bufera. Si chiude così un’annata disastrosa per i fischietti italiani, tra errori grossolani in campo e al Var, processi e indagini imbarazzanti. Oltre a una gestione economica disastrosa, che ha costretto a chiudere lo scorso anno solare con tagli alle spese per i raduni degli arbitri e le trasferte, una spending review dovuta all’esaurimento budget dopo mesi di spese pazze: un solo meeting era costato oltre 200mila euro.
