Barcellona - Una Liga meritata, una Liga dominata, una Liga che il Barcellona si è preso con la naturalezza delle squadre che sanno di essere superiori. Il ventinovesimo titolo della storia blaugrana non nasce in una notte, né soltanto nel Clásico che ha chiuso i conti contro il Real Madrid: è il premio a una stagione in cui la squadra di Hansi Flick è stata migliore in tutto e per tutto del suo eterno rivale al quale ha lasciato solo fugaci illusioni di rimonta. Per lunghi tratti dell'anno il campionato spagnolo ha avuto un padrone chiaro, riconoscibile, continuo. Ed è stato il Barça. Il trionfo contro i blancos, firmato Rashford-Ferran, arrivato davanti al proprio pubblico in estasi ha avuto, però, un valore simbolico ancora più forte, come se di titoli in bacheca ne fossero entrati contemporaneamente due.

Titolo al Barcellona nella settimana peggiore del Real

E non soltanto perché battere i rivali storici vale sempre qualcosa in più, ma perché è arrivato al termine della settimana più turbolenta vissuta dai blancos negli ultimi anni. Il Real si è presentato al Camp Nou ferito, nervoso, logorato dalle tensioni interne esplose con la rissa tra Valverde e Tchouaméni, episodio che ha consegnato al mondo l'immagine di uno spogliatoio fuori controllo. Il Barcellona, al contrario, ha mostrato ordine, compattezza, serenità. Due mondi opposti, fotografati nella notte che ha consegnato la Liga ai blaugrana. La Liga di Lamine Yamal ma non solo Quella conquistata dal Barça è stata la Liga di Lamine Yamal, talento enorme come il futuro che lo aspetta. È stata la Liga di Raphinha, leader anche e soprattutto quando non ha potuto aiutare i propri compagni per colpa dei maledetti infortuni che non gli hanno permesso di essere presente come avrebbe voluto. È stata la Liga di Pedri, finalmente ritrovato dopo i problemi fisici che avevano costretto ai box il regista più illuminato del panorama internazionale. Ma soprattutto è stata la Liga di Hansi Flick, un allenatore esperto e brillante che è riuscito a dare struttura, orgoglio e identità a una squadra giovane, ma incredibilmente talentuosa, trasformando la qualità in uno splendido e splendente sistema di gioco. L’importanza di Hansi Flick Il tecnico tedesco - che, prima del fischio d'inizio, ha ricevuto il silenzioso abbraccio del popolo culé che si è stretto intorno a lui per la morte di suo padre - ha costruito un gruppo che corre, pressa, palleggia e, aspetto fondamentale, che ha imparato a soffrire. L'ex ct della Mannschaft ha restituito centralità alla Masia, facendo convivere i ragazzi cresciuti in casa con i campioni più esperti. Pau Cubarsí, Gavi, Gerard Martín, Fermin Lopez, lo stesso Lamine: il futuro del club è già presente. L’inizio di un ciclo vincente E questa è, probabilmente, la notizia migliore per il Barcellona. Perché il titolo di oggi non somiglia in nulla e per nulla a un punto d'arrivo. Al contrario, ha tutte le caratteristiche dell'inizio di un ciclo. Vincente. Certo, resta l'amarezza europea. L'eliminazione in Champions League contro l'Atletico Madrid ha lasciato una ferita profonda. Ma proprio dopo quella delusione Flick aveva fatto sapere che la sua squadra era già pronta a riprovarci, convinta di poter mettere le mani sulla coppa dalle grandi orecchie già l'anno prossimo. E, guardando la crescita costante di questo manipolo di ragazzi terribili, non sono di certo parole di circostanza. Il Real Madrid indietro su tutto Dall'altra parte, un Real Madrid vittima del costante torello blaugrana, sottolineato dagli infingardi olé del pubblico catalano, che chiuderà la stagione con un distacco in doppia cifra in classifica e la sensazione di essere rimasto indietro, soprattutto nello sviluppo di un progetto sportivo. Vincente. E la verità è che, in questo momento, guardare all'orizzonte è tutt'altro che confortante per i tifosi merengues. Non può né deve confortare, infatti, che Florentino Pérez stia prendendo seriamente in considerazione per la panchina di domani il nome di José Mourinho, un uomo del passato più che del futuro. Si profila il ritorno di Mourinho Un'ipotesi tutt'altro che improbabile, quella del ritorno dello Special One al Bernabéu, che racconta benissimo l'imbarazzante incertezza del momento. E già, perché mentre il Barça guarda avanti, la Casa Blanca è talmente priva di idee che riesce solo a voltarsi indietro. Ed è proprio questa la differenza più netta tra le due regine di Liga. Da una parte una società che investe sui giovani, su un'idea moderna e su un allenatore capace di valorizzarla. Dall'altra un gigante confuso, pieno di stelle ma privo di equilibrio, innanzitutto in tribuna d'onore. Ed è anche per questo che la Liga del Barcellona non è stata soltanto meritata, ma inevitabile. Il trionfo blaugrana è, infatti, totale - tecnico, emotivo, generazionale - proprio come il suo calcio. E la sensazione è che siamo soltanto all'inizio.