Indietro tutta. Sul Napoli di Aurelio De Laurentiis soffia sempre più forte il vento della restaurazione, a dispetto degli straordinari successi ottenuti dalla squadra nelle ultime stagioni: due scudetti e la Supercoppa Italiana. Dietro l’angolo ci sono le celebrazioni per l’imminente centenario del 1 agosto e sarebbe più logico immaginarle come un ulteriore ed esaltante volano di crescita, nel solco del percorso virtuoso che il club è riuscito a intraprendere grazie al lavoro e alle intuizioni spesso all’avanguardia del suo presidente. Stadio, nuova sede e centro sportivo: se non ora, quando? Ma da visionario a reazionario è un attimo ed è questa la minacciosa deriva da cui si sta facendo tentare il numero uno azzurro, che è in sella dal 2004, intravede all’orizzonte il traguardo delle sue nozze d’argento con il calcio e avrebbe tutte le capacità per proiettarsi di slancio nel futuro, invece di guardare con nostalgia al passato. Centenario o anno zero: è questo il dilemma. I rumors che trapelano dal Napoli fanno propendere per l’opzione numero due, con De Laurentiis sempre più convinto di fare un balzo indietro di almeno un paio di lustri, con l’obiettivo di riposizionarsi nel tipo di calcio in cui ha dato lezioni a tutti: monte ingaggi ridotto e caccia sul mercato a talenti giovani, da trasformare in future plusvalenze. Un ritorno ai tempi eroici degli Hamsik e Lavezzi, insomma. È questo il modello che (col sostegno degli economisti-tifosi e quello inspiegabile di una parte dell’ambiente) il presidente si appresta a sottoporre ad Antonio Conte, nel vertice tra i due che si terrà nella peggiore delle ipotesi fra tre settimane, appena sarà tagliato in maniera matematica il traguardo della qualificazione per la Champions. C’è in ballo anche il futuro della panchina ed è probabile che a determinate condizioni il tecnico leccese possa tirarsi indietro, pur essendo sotto contratto fino al 30 giugno del 2027. Non sarebbe del resto lui l’interlocutore più adatto per aprire il nuovo ciclo azzurro, destinato a ripartire su basi giocoforza meno ambiziose dopo un primo e un secondo posto in classifica. De Laurentiis spiegherà a Conte di non avere altra scelta. Anche questa volta il Napoli chiuderà infatti il suo bilancio in rosso di almeno una ventina di milioni e per raggiungere il pareggio ci sarebbe stata solo una strada: la qualificazione almeno per i quarti di Champions. L’uscita nella fase a gironi è stata invece soltanto in parte compensata dal ricco premio per la conquista a dicembre a Riad della Supercoppa Italiana. Partecipare paga più di vincere, però è una filosofia lontana anni luce da quella del tecnico leccese, mentre continua ad avere estimatori di grande influenza nella vera stanza dei bottoni azzurra: la sede romana dalla Filmauro. Lì c’è nostalgia persino per il secondo posto maledetto del 2018, dei 91 punti con Maurizio Sarri. Era appena sfumato tra rabbia, proteste e rimpianti uno scudetto strameritato, ma ADL fece festa lo stesso con lo champagne negli spogliatoi del San Paolo. Non è un caso che nel rigurgito reazionario in atto circoli proprio la voce del possibile ritorno in panchina del Comandante: il simbolo della bellezza effimera che fu, superata tuttavia dai più recenti successi. Il cambio di rotta è stato esasperato in particolare dall’arrivo a Napoli di Conte, che da due anni sta spingendo invece il motore azzurro al massimo, mettendo nel conto pure di stressarlo. Tutti sotto pressione quotidiana a Castel Volturno, dove (non è affatto un mistero) l’addio anticipato del tecnico leccese sarebbe vissuto dai più come una liberazione. È un altro dato di fatto di cui De Laurentiis terrà conto nel vertice per la panchina, perché i veleni nell’aria in una maniera o nell’altra vanno bonificati. Si spiegano così i rumors sulla possibile rottura con l’allenatore: più facile di una rivoluzione interna, con troppe pedine da sacrificare. Ma il divorzio da Conte dopo due anni di successi - per quanto illogico e molto doloroso - non sarà nel caso il problema principale per il futuro del Napoli. Sono cambiati infatti tanti allenatori e la squadra è rimasta sempre ad alti livelli, pur vincendo di meno. Il vero allarme è per la regressione reazionaria del progetto azzurro, perché il calcio di player trading e plusvalenze che aveva fatto la fortuna di De Laurentiis fa parte ormai del passato. Il futuro passa dagli investimenti nelle infrastrutture ed è in questa direzione che stanno lavorando la maggior parte dei club, persino quelli di medio cabotaggio come il Venezia. ADL è fermo invece allo spot sui social della prima pietra e di questo passo può solo perdere terreno sulla concorrenza. Centenario o anno zero? Il futuro è adesso.
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Bivio Napoli, investimenti o austerity. De Laurentiis-Conte: futuro in bilico
Marco Azzi·

Due vie per il Napoli: plusvalenze e ingaggi bassi prima opzione ma senza investimenti sono a rischio competitività e ciclo Conte
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