Divisi e uniti, come due facce della stessa medaglia. Il ko con la Lazio al Maradona ha rovinato il weekend dei tifosi del Napoli, anche se nella sostanza è stato ininfluente sulla classifica. Per lo scudetto il discorso era infatti già chiuso dopo il pareggio di Parma e i punti di vantaggio sulla zona Champions sono rimasti 8, con sole cinque giornate ancora da giocare. C’è dunque dell’altro dietro ai fischi dei 50 mila di Fuorigrotta, che sabato pomeriggio avevano lasciato quasi in massa lo stadio in anticipo sul fischio finale. Alla piazza non basta più partecipare ed è in fondo quello che ha detto con la sua solita (e per qualcuno fastidiosa...) franchezza anche Antonio Conte. «Il secondo posto interessa meno: lo considero il piazzamento dei primi degli sconfitti».

Si chiama mentalità vincente ed è un paradosso che l’ambiente non sia compatto al fianco del tecnico leccese, visto che la sua vision è identica a quella dei contestatori di tribuna e distinti. Partecipare dopo i due titoli tricolori conquistati in tre anni non basta più e il primo a saperlo è proprio Aurelio De Laurentiis, a dispetto di chi lo invita a fare un passo indietro nel tempo e nella storia del club azzurro, ripartendo dai giovani e dalle plusvalenze per mantenere in regola i conti. La strada per rimanere ai vertici è viceversa quella opposta: investire forte nelle strutture, lo stadio e il centro sportivo. Lo hanno già fatto o lo stanno facendo tutte le big della serie A: Juventus, Inter, Milan, Roma, Atalanta, Fiorentina. Non basta più il player trading per essere competitivi. C’è bisogno degli introiti fissi che derivano dalla “patrimonializzazione” e che hanno fatto la fortuna dei top team della Premier League.

Per questo l’errore più grave è mettere al centro dell’attenzione la conferma dell’allenatore del Napoli: il solito escamotage per la distrazione di massa. Conte chiede per restare un progetto ambizioso (di cui farsi garante) ed è esattamente quello che dovrebbe premere molto anche ai tifosi, compresi quelli che lo hanno contestato al Maradona e sui social dopo l’ininfluente sconfitta contro la Lazio. Gli azzurri sono infatti rimasti secondi in classifica alla pari con il Milan e sono ormai vicinissimi al traguardo della qualificazione per la Champions, con l’unico rammarico di aver perso dopo 16 mesi e mezzo la loro lunghissima imbattibilità interna. Ma venerdì sera a Fuorigrotta arriva la Cremonese (ore 20.45) e i giocatori avranno dunque subito la chance per farsi perdonare, dopo l’umano calo di tensione per lo scudetto sfumato a Parma. È ovvio che a Castel Volturno tengano tutti ad arrivare da soli nella scia dell’Inter, al termine di una stagione in cui la squadra ha fatto il massimo per resistere ai colpi bassi dell’emergenza. Il tecnico leccese ha voluto però trasmettere un messaggio forte: i tempi dei secondi posti festeggiati con lo champagne nello spogliatoio - come avvenne dopo il beffardo testa a testa perso con la Juventus nel 2018, nel torneo dei 91 punti - non devono più appartenere a una squadra che nel frattempo ha imparato come si vince. Altro che ridimensionamento. Il Napoli può e deve spiccare il volo, cavalcando l’onda degli eccellenti risultati ottenuti nelle ultime due stagioni e l’entusiasmo per i festeggiamenti del centenario alle porte. Il pallino è nelle mani di De Laurentiis, che potrebbe incontrare Conte già nel prossimo fine settimana, se i risultati avvicineranno gli azzurri in maniera decisiva alla zona Champions. I due sono legati fino al 2027 da un contratto e qualche certezza alla vigilia del faccia a faccia decisivo c’è già. Numero 1: il presidente non ha alcuna intenzione di licenziare l’amico Antonio. Numero 2: il tecnico leccese non ha preso impegni con altre squadre e nei suoi pensieri - al di là dei rumors - non c’è per il momento nemmeno la Nazionale. Sarà dunqe solamente il confronto sul progetto a decidere il futuro della panchina, com’era del resto successo pure l’anno scorso dopo la conquista del quarto scudetto. Conte ha già spiegato pubblicamente quali saranno le sue richieste. «Io porto delle aspettative alte, da me si aspettano tutti che arrivi sempre al primo o al secondo posto». Ne consegue che il tecnico leccese pretenderà garanzie da De Laurentiis sulle effettive intenzioni del Napoli di continuare a competere ai massimi livelli. Antonio è ossessionato dalla vittoria e resterà solamente con la certezza di avere i mezzi per lottare ancora per lo scudetto, altrimenti sarà lui a togliere il disturbo. Di campioni - al di là del deludente De Bruyne - non ne sono arrivati nemmeno nella scorsa estate e non è quindi questo il problema. Idem per il taglio del monte ingaggi, facilmente realizzabile con le uscite di Lukaku e KDB. Ci sarà invece rottura se De Laurentiis ha davvero intenzione di ripartire da giovani scommesse e plusvalenze. In quel caso - e solo in quello - dovrà infatti trovarsi un altro allenatore.