COMO – È successo davvero. Il Como, per la prima volta nella sua storia, è in Europa, e nell’Europa più bella, la Champions. Dopo la scalata costante dalla Serie D, cominciata nel 2019, il club, una volta arrivato in A, ha scalato tutte le tappe, centrando subito quel sogno che a inizio stagione sembrava troppo grande anche solo da nominare. Ma cosa fare adesso? Come arrivare preparati all’appuntamento con la storia? Sul lago sono già tutti al lavoro: presidente, direttore sportivo, allenatore, sindaco e operai, impegnati a trasformare lo stadio Sinigaglia in un palcoscenico da grandi notti europee.
Mercato e ambizioni europee
Cesc Fabregas, un’ora dopo la vittoria contro la Cremonese, aveva già messo le cose in chiaro: «Ora serve tanto lavoro. Bisogna fare tutto quello che serve per potere giocare più competizioni, senza fare brutte figure. Lo abbiamo visto troppo spesso: squadre che arrivano in Europa e, alla prima stagione, fanno fatica. Stiamo già lavorando». Questo significa rivedere in parte l’approccio sul mercato: avanti con la politica dei giovani, fin qui condotta dal ds Carlalberto Ludi, ma con qualche inserimento di giocatori pronti alle grandi competizioni, senza snaturare il nucleo storico. Morata ha deluso. Dovrebbero salutare Moreno e Sergi Roberto, entrambi in scadenza, mentre il portiere Butez si prepara al rinnovo fino al 2030. Anche Diego Carlos, in prestito dal Fenerbahçe, dopo il 30 giugno potrebbe essere acquistato dal club. Ma il grande dubbio riguarda il destino dei giovani talenti, da Baturina, corteggiato da mezza Europa, a Nico Paz.
Il nodo Nico Paz
Per quanto riguarda il talento argentino, pronto a partire per il Mondiale americano con la sua nazionale, è più che probabile che il Real Madrid voglia riportarlo alla Casa Blanca per la cifra — quasi simbolica, vista la qualità del giocatore — di 9 milioni, come previsto dal contratto di recompra fra i due club. Ma la speranza a Como è che, con la qualificazione in Champions, sia possibile trattenerlo per una stagione in prestito. Sul destino del giocatore, già prima della sfida di Cremona, Fabregas si era espresso chiaramente, con una stoccata a Javier Zanetti, vicepresidente nerazzurro e amico del padre Pablo: «Nico non giocherà all’Inter il prossimo anno — ha detto il tecnico catalano — e Zanetti deve portare rispetto, visto che non lavora né per il Como né per il Real Madrid».
Il nuovo volto del Sinigaglia
L’altro dossier su cui sta lavorando il Como è lo stadio. La curva, realizzata con strutture tubolari, è già stata smantellata. Presto comincerà la ricostruzione, con la posa di strutture modulari in cemento, adatte non solo a soddisfare le richieste Uefa, ma anche a essere integrate nel nuovo stadio, il cui progetto è già stato presentato e che sarà costruito nei prossimi anni. L’obiettivo — realistico, viste le disponibilità del club e l’atteggiamento collaborativo del sindaco Alessandro Rapinese — è avere tutto pronto per metà ottobre, in vista delle gare di Champions. Intanto, come paracadute, il Como ha presentato alla Uefa il Mapei Stadium di Reggio Emilia come proprio stadio di casa per le competizioni europee.
Lavori e progetto tecnico
Al Sinigaglia non sarà adeguata soltanto la curva. Sono già avviati i lavori per ampliare la tribuna stampa e l’area di manovra per i mezzi televisivi. Sarà modificato il tunnel di accesso al campo e il terreno di gioco sarà allargato, anche oltre gli obblighi imposti dall’istituzione di Nyon. Fabregas è stato chiaro: vuole più spazio per il suo calcio. Sarà quindi lui, anche in senso stretto, l’architetto del progetto Champions. E del proprio futuro, con understatement da vincitore, dice: «Spero di potere continuare qui». Già oggi è in calendario il primo di una serie di incontri con il club, per gettare le basi della prossima stagione.
Fair play e sostenibilità
Un altro tema riguarda il Fair Play Finanziario. Finora la ricchissima famiglia indonesiana Hartono, proprietaria del club, ha potuto investire con libertà proprio perché il Como non era impegnato nelle competizioni europee. Il bilancio chiuso al 30 giugno 2025, dopo il ritorno in Serie A, ha registrato una perdita di 105 milioni di euro. La società è pronta ad avviare un confronto con la Uefa: essendo salita dalla Serie B soltanto due anni fa, è considerato naturale che i ricavi crescano progressivamente. Inoltre, la rosa dovrà rispettare i parametri Uefa, che impongono almeno quattro giocatori formati in Italia e quattro cresciuti nel vivaio. Il presidente Mirwan Suwarso, che nella sua vita precedente era un produttore cinematografico, ha comunque assicurato che non ci saranno spese fuori controllo sul mercato. Niente che non si possa fare in tempi brevi. «Con il cinema mi sono abituato a portare sullo schermo storie meravigliose, ma frutto di invenzione. Questa invece è vita vera. Faremo tutto quello che serve per rendere il sogno realtà», ha detto uscendo dallo stadio di Cremona.
