È la vittoria che va oltre i numeri. La diciottesima, terza consecutiva, vale molto di più. Segna una linea di confine tra il Napoli dei sogni perduti in autunno e quello dei rimpianti. Che cosa sarebbe oggi in classifica, in Champions, in Coppa Italia il Napoli se la sciagura di infortuni non avesse travolto quasi tutti i giocatori, falciato tutti i migliori e spento all’improvviso gli estri di uno dei più grandi calciatori europei arrivati negli ultimi tempi in Italia. A Kevin De Bruyne è bastato un tempo per dettare il tema dell’anno. Non si può regalarlo per 19 partite a Inter e Milan, le attuali concorrenti per lo scudetto.

L’altro tempo, il primo di Napoli-Lecce, era finito 0-1. Ma come? Nella mestizia di una partita che si era ribaltata in appena tre minuti da grandi progetti e incubo. Con il Lecce in vantaggio che dominava per una superiorità tattica ed divario di freschezza atletica, ritmo, anticipo. Antonio Conte ha presentato una formazione che sembrava nominata per sorteggio. Tutto si era fermato intorno ad Anguissa, eterno assente in serie A ma anche in Coppa d’Africa, tornato in condizioni evidentemente precarie. Nel disagio ha risucchiato Gilmour che sostituisce il genio di centrocampo, ma anche Elmas, protagonista fino alla 17esima vittoria, e ieri pallida comparsa, esterno altro della catena di destra, davanti ad un affannato Politano e ancora più giù ad un Beukema tormentato dal frenetico zambiano Banda. Napoli che non era il Napoli, reso inerme da Eusebio Di Francersco, stoico combattente ogni anno delle zone rosse della classifica.

L’allenatore del Lecce ha indovinato meritando il dominio del primo tempo. Doppio e a volta triplo intervento su Alisson Santos, poi densità massima a centrocampo con Ngom, Ramadani, Coulibaly, pressing caparbio con Stulic al centro, Banda a destra su Beukema, Pierotti a sinistra, area che vede in difficoltà Olivera ma soprattutto Spinazzola. Accade tutto nell’intervallo. Il Napoli gioca le carte più alte. Conte deluso dalle sue scelte è pronto nel correggerle. Non rimanda in campo Anguissa e Elmas. Schiera i giganti che tanto gli sono mancati. De Bruyne, il primo. Il faro. Sa far tutto, inventa, dirige e la sua classe si riverbera nella squadra. Entra anche McTominay, lo scozzese delle imprese che non si dimenticano. Basta un tempo per capire quanto valgano. Segna subito Hojlund, su assist di Pçolitano che riappare nel suo standard e segnerà a sua volta il gol della diciottesima. Il Lecce paga la fatica e cede spazi larghi ma è perentorio il nuovo e diverso sviluppo del gioco, si ribaltano i rapporti, il Lecce lentamente sparisce, il Napoli prepotente conquista la scena. Il calcio trova anche lo spazio per affermare ancora una volta le sue leggi. La vittoria insegue spesso i campioni e inganna i generosi gregari. Ma quasi sempre premia sempre i virtuosi in ottima forma. È il caso di De Bruyne e McTominay. Un po’ tardi per lo scudetto, ma sono finalmente tornati. Ora anche Conte ha una voglia matta di ricominciare. Con i suoi giganti.