MILANO – In tanti pensano a lui, si sussurra anche la Roma dei Friedkin. Un giorno è un possibile ministro in caso di rimpasto, un altro è un nome buono per la corsa al Campidoglio, non importa il partito. La realtà è che dalla fine delle Paralimpiadi di Milano Cortina, Giovanni Malagò, esaurito il suo compito di presidente della Fondazione, è “su piazza”. Diventa dunque quasi automaticamente uno dei nomi più forti anche per prendere il posto di Gabriele Gravina al vertice della Federcalcio. Specie se la corsa al voto dovesse partire subito, dopo che il presidente federale avrà formalizzato le sue dimissioni. E ieri a rompere gli indugi ha pensato Aurelio De Laurentiis: «Malagò è l’uomo giusto». No comment da Malagò E lui, Malagò, cosa dice? L’ex presidente del Coni, reduce dal dolce tour de force dei Giochi invernali, ieri era ospite a Maranello in occasione di un meeting e con la sua proverbiale diplomazia si è tenuto molto alla larga dal terremoto che sta facendo vacillare il vertice del calcio italiano. No comment sull’eliminazione dai Mondiali dell’Italia e soprattutto sull’endorsement radiofonico di cui l’ha gratificato il presidente del Napoli, che nonostante sia a Los Angeles (per impegni cinematografici) è stato il primo presidente della serie A a entrare a gamba tesa sulla crisi azzurra, deflagrata dopo il flop della Nazionale. La schiettezza di De Laurentiis «A Napoli abbiamo una espressione bellissima: ‘a pazziella ’n man’ ‘e criature», ha ironizzato infatti con la sua abituale schiettezza ADL, che spesso ha avuto con Gravina dei rapporti assai turbolenti e vede dunque di buon occhio il cambio al vertice della Figc. «Malagò è l’uomo giusto e non lo dico certo perché è un mio amico di famiglia. Giovanni ha lavorato sempre bene, è ineccepibile dal punto di vista professionale ed è anche umile: qualità che al nostro movimento potrebbe soltanto fare bene. Sono certo che in paio d’anni, ripartendo con lui già da domani mattina, torneremmo subito a essere tra i più forti di tutti...», è uscito allo scoperto il presidente azzurro, nel corso di un lungo intervento alla radio partner del Napoli, a poche ore dal ko dell’Italia. De Laurentiis non si è limitato a fare da volano alla candidatura di Malagò e ha detto la sua a 360 gradi sulla crisi del calcio. «Abbiamo sempre sostenuto che si gioca troppo e che tutto questo distrugge i nostri calciatori. Scendere da 20 a 16 squadre è il mio punto di partenza, così ci sarebbe pure tempo per dare più spazio alla Nazionale. Sono anni che accuso il nostro movimento: tutto è dormiente e nulla si sposta, vivacchiamo e a me non piace vivacchiare. Bisogna resettare e non avere paura o vergogna di ripartire da zero. Io mi sono stancato di mettere a disposizione i miei giocatori dell’Italia senza rimborsi e assicurazioni in caso di infortuni. Non si gioca con i soldi di altri», ha ruggito il focoso numero uno del Napoli, cavalcando la delusione del momento. «Adesso bisogna mettere i puntini sulle i, perché la situazione non è tragica, a patto che tutti ne prendano però coscienza e si riparta da zero. La politica ha aiutato la crescita di altre discipline, non dimentichi che noi del calcio abbiamo 28 milioni di tifosi, che sono anche elettori: il calcio è uno sport collettivo, che smuove tanti interessi e anime. Per questo va affidato a Malagò, abituato a fare sempre il meglio da gran professionista. Giovanni è uno che può dare molto, piuttosto che prendere...». I meccanismi elettorali Per correre alla presidenza della Figc, un candidato deve essere sostenuto almeno da una Lega o da una componente tecnica. Malagò il suo credito lo ha costruito soprattutto con i presidenti di A: nel 2017, quando la Figc fu commissariata, l’allora presidente del Coni lasciò a Roberto Fabbricini il ruolo di commissario federale ma tenne per sé l’incarico di commissario della Lega di A. Fu in quella fase che venne ingaggiato Roberto Mancini come ct, preludio alla rinascita azzurra fino alla vittoria di Euro 2020. Malagò avrebbe il peso per dragare consensi trasversali e spezzare un tabù: gli ultimi presidenti federali (Abete, Tavecchio, Gravina) sono arrivati dalla Serie C o dai Dilettanti, con bacini di voti più ampi. La Lega di A ha chiesto e ottenuto di contare di più. E ora intorno a Malagò potrebbe costruire il piano per prendersi il vertice della nuova Federcalcio.
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De Laurentiis gioca la carta Malagò: “Sarà l’uomo giusto”
Marco Azzi·

Da Los Angeles il n.1 del Napoli apre la campagna elettorale. L’ex presidente del Coni è già stato commissario della Lega
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