MILANO – Senza il capitano, con il solo Dimarco in forma fra i big, e sull’onda di una sconfitta storica nei play-off di Champions League contro il Bodø/Glimt. Così l’Inter arriva alla sfida di oggi al Genoa, che viene dalla vittoria contro il Torino. Stando ai numeri, e visto il ritmo che hanno in serie A, i nerazzurri non dovrebbero temere nulla: hanno vinto quattordici delle ultime quindici partite di campionato, hanno il miglior attacco, e dieci punti di vantaggio sul Milan, avversario nel derby del prossimo 8 marzo.

La sfida al Genoa

Eppure Cristian Chivu è ben consapevole dell’importanza della sfida ai rossoblù. La partita contro il Grifone è infatti quello che Brad Gilbert, allenatore fra gli altri di Andre Agassi, chiama «punto chiave nascosto», nel suo mitico libro di tattica sportiva Vincere sporco: è la gara che precede un big match. Un successo questa sera, l’Inter potrebbe togliere le residue speranze ai rossoneri, impegnati domani a Cremona. Non vincendo, al contrario, farebbe un regalo alla squadra di Allegri, che nella stracittadina avrebbe l’occasione di riaprire la corsa scudetto. Gli assenti Al di là del buon momento di forma del Genoa, per i nerazzurri ci sono diversi elementi di rischio. Anzitutto l’indisponibilità di Lautaro, che non rientrerà prima di tre settimane. Poi lo stato di forma di altri alti leader dello spogliatoio. Çalhanoglu e Dumfries sono tornati in gruppo dopo gli infortuni, ma non hanno una partita intera nelle gambe. Bastoni è squalificato. Barella, nel ritorno contro il Bodø/Glimt, ha giocato una delle sue peggiori partite da quando è all’Inter, e così Thuram, che rischia di partire in panchina (ma nulla è deciso) per fare posto alla coppia Pio Esposito-Bonny, mai provata dall’inizio. In pratica, l’unico alfiere pienamente disponibile è Dimarco, e non è detto che partirà dall’inizio nemmeno lui. Sulla strada del derby Un altro elemento di preoccupazione per la capolista viene dalla doppia sconfitta con il Bodø, squadra bene organizzata ma tecnicamente inferiore. Oltre al sicuro danno per i conti del club — il budget per la prossima stagione prevedeva la qualificazione agli ottavi — è da capire quale effetto abbia avuto sul gruppo il doppio tonfo contro i norvegesi. Rimpianto aggiuntivo: il Bodø al sorteggio ha pescato l’abbordabile Sporting. Peraltro, i giocatori non sono abituati ad avere settimane libere per allenarsi. Negli anni di Inzaghi, nel trofeo per club più importante al mondo, sono arrivati per due volte fino alla finale. Nella settimana che viene, come prova generale per il derby, avranno la trasferta a Como, per l’andata della semifinale di Coppa Italia. Poi, a parte la gara di ritorno, le settimane alla Pinetina saranno insolitamente libere, disponibili per gli allenamenti. Un’opportunità, certo, ma come reagiranno Lautaro e compagni, abituati a usare le partite di Champions come allenamento per il campionato e viceversa, è da capire. Sono questi i dubbi che l’Inter si porta in campo oggi a San Siro, in una notte che potrebbe avvicinarla ancor più allo scudetto oppure, al contrario, a riaprire la corsa col Milan.